Viaggio in Russia
February 1st, 2007 by Admin
L’ampliarsi della divergenza tra le valutazioni individuali delle persone e le misurazioni scientiste delle Autorità in materia di aumento dei prezzi, è un effetto dell’impiego di sistemi monetari basati sulla moneta creata dal nulla. Altri deplorevoli effetti sono le omelie dei demagoghi sulla necessità di controllare i prezzi, e le litanie popolari rivolte alle stesse Autorità, in merito all’immoralità di fantomatici speculatori che si arricchirebbero indebitamente vendendo cose proprie a valori troppo alti.
Poniamo un punto fisso. A parità di fattori, il prezzo di qualunque bene scende all’aumentare del progresso, alimentato da quel mix d’inventiva e sudore che conduce alla scoperta di principi più razionali nell’utilizzo delle risorse in un regime di alta specializzazione del lavoro.
Questo punto fisso, che chiameremo discesa spontanea dei prezzi, è inconfutato dall’alba della civiltà. La sua diretta conseguenza è che, a parità degli stessi fattori, il prezzo di qualunque bene può crescere solo se moneta piovuta dal nulla (in ogni sua forma) aumenta nelle disponibilità di qualcuno ed è spesa a un tasso superiore a quello di discesa spontanea.
Se quanto sopra esposto è corretto, la causa dell’aumento dei prezzi è l’attività di stampa di nuovo denaro da parte dell’Autorità monetaria.
Supponiamo allora che quanto esposto sia falso e che coloro, individui, che agiscono dietro alla parola Autorità, abbiano come chimerico obiettivo il congelamento dei prezzi. Quali procedure interventiste lo Stato può attuare per dipingere un’icona di stabile serenità?
Senza l’interferenza delle Autorità, i prezzi sono definiti dalle libere preferenze degli individui. Se l’Autorità impone per decreto un prezzo inferiore a quello stabilito dal mercato, la quantità del bene prodotto diventa insufficiente per soddisfare tutte le richieste. Bisogna allora che, manu militari, l’Autorità razioni la merce, con l’effetto inevitabile di far nascere il mercato nero. Ben presto, si verifica però anche un altro effetto non previsto dall’Autorità: il settore controllato, non più redditizio, comincia a essere abbandonato dagli imprenditori, e i prestatori d’opera alle loro dipendenze sono costretti a cercarsi un altro impiego. Per evitare che il bene sparisca del tutto dalla circolazione, all’Autorità non rimane che costringere produttori e prestatori d’opera a continuare a lavorare sotto minaccia. Ma per fissare il prezzo di un bene diventa gradualmente necessario fissare anche i prezzi delle voci che lo compongono come materie prime, stipendi, prodotti intermedi, energia. La strategia del prezzo imposto è allora efficace solo se i vari settori dell’economia sono messi tutti sotto controllo.
Se lo scopo dell’Autorità era bloccare i prezzi, i risultati ottenuti sono invece la scarsità della merce sui banconi e il degrado delle attività economiche. Il razionamento della poca merce forzosamente prodotta dai nuovi schiavi è, insieme alle code degli affamati, l’espressione più vivida dei prezzi equalizzati dall’Autorità.
Il prezzo non è il numero sull’etichetta che l’Autorità può scrivere a discrezione, ma è l’incontro del giudizio di chi vende e di chi compra volontariamente. Poiché per ottenere qualcosa da qualcuno, esistono solo lo scambio volontario (catallassi) e la rapina, qualunque trasferimento di proprietà che non ricade nel primo caso è incontestabilmente predatorio. E dalla nettezza di questo sillogismo non si salva nessun regime di prezzi imposti per legge.
La conseguenza del regime dei prezzi imposti è dunque la perdita della libertà economica e l’abrogazione di fatto della proprietà privata. Poiché però chi controlla i mezzi controlla i fini, la perdita della libertà economica è causa della perdita della libertà individuale e con essa di ogni altra libertà. Il risultato del tentativo di bloccare i prezzi si riassume in una sola parola: schiavitù.
Ci sono poi almeno un paio d’altri pesanti svantaggi in omaggio.
Il primo è dovuto al fatto che i prezzi urlano gratuitamente e spontaneamente la scarsità o l’abbondanza dei beni. Se il prezzo è fissato per decreto, tale informazione cessa di essere corretta e il calcolo economico necessario a eseguire scelte economiche razionali, anche le più banali, diventa impossibile.
Il secondo svantaggio è dato dal fatto che anche l’Autorità laplaciana più intelligente del mondo non potrebbe avere le conoscenze di tempo e di luogo, in dote invece ai singoli individui, i quali agiscono e si correggono continuamente, proprio grazie a un complesso di informazioni disperse e spesso non articolabili se non da loro stessi. Tutti i tentativi di pianificare meccanicamente i prezzi e l’economia sortirebbero pertanto un risultato opposto alle intenzioni: il caos economico e civile, degno di un despota pasticcione.
Così, sul controllo dei prezzi, ragionava Ludwig Von Mises nel 1927, dopo aver visto la rivoluzione d’Ottobre in Russia (1917), il regime autarchico italiano, e vissuto il caos dei governi provvisori succedutisi al crollo dell’Impero Austro-Ungarico (1918). La sua teoria aspetterà confutazioni ancora per molto tempo, mentre ha trovato conferme, per quel che valgono, nella Germania nazista e, fino ai giorni nostri, ovunque l’ignoranza bruta in materia di prezzi si sia divisa tra popolo e potere costituito.
Durante la Grande Depressione, persino gli Stati Uniti non furono immuni a pesantissime politiche socialiste. L’irresponsabile stampa di denaro attuata dalla neonata (1913) Federal Reserve nel decennio "degli anni ruggenti" (1920-1929), aveva l’infantile pretesa di generare un’espansione economica illimitata, ma causò la più (fino ad ora) spaventosa catastrofe economica della storia. Il pasticcio illiberale attuato da F.D. Roosvelt, e passato alla storia col nome di "New Deal", si articolò nei seguenti punti:
- sistema bancario e mercato azionario sotto il controllo dello Stato;
- stampa di denaro fino alla svalutazione del dollaro da 20$/oncia d’oro a 35$/oncia, per permettere alla folla di debitori di non pagare parte del dovuto ai creditori (fino a quel momento la valuta cartacea era stata un’obbligazione al portatore che lo Stato rimborsava con la precisa quantità d’oro indicata sulla banconota);
- divieto di possesso di lingotti d’oro (abrogato solo il 31 dicembre 1974);
- possibilità per il debitore di onorare in dollari cartacei un contratto esplicitamente sottoscritto in oro;
- opere pubbliche e lavori sociali (rimboschimento!) per impiegare i disoccupati;
- imposizione di prezzi massimi per molti beni e di prezzi minimi per i salari;
- imposizione del numero massimo di ore di lavoro;
- sovvenzioni arbitrarie a taluni settori produttivi a scapito di altri;
- sussidi di disoccupazione e piani statali d’assicurazione, d’invalidità e vecchiaia.
Franklin Delano fu rieletto, ma pestò nel mortaio un’economia già frantumata, impedendo la discesa, anche d’un solo decimale, della disoccupazione (al 25%), il cui dramma fu brillantemente risolto spedendo, tra bandiere e fanfare, i disoccupati in guerra (1941). Solo il Leviatano di Hobbes, coordinando al meglio le sue molle e i suoi cardani meccanici in preda a delirio olistico-costruttivista, avrebbe potuto fare peggio.
Oggi ancora, ad ogni aumento dei prezzi, i demagoghi, alcuni ignoranti come somari, altri diabolicamente colti, sberciano che l’Autorità congeli i prezzi, il cui aumento è a lei stessa imputabile.
Di contro, il diritto alla deflazione rimane universalmente ignorato, almeno finché agli individui farà difetto la coscienza che alcuni, invece di lavorare, si stampano legalmente i denari per i propri costosi bisogni.
Se si deve sognare è sempre bene farlo in grande. Quindi, chiedete pure prezzi bassi decretati dall’Autorità, iniziando, per cortesia, dai beni extra-lusso, come yacht e castelli vista lago. Preparatevi però a fare lunghe file, al termine delle quali rimarremo spesso a bocca asciutta, calcando anche quelle per beni più modesti, come il pane.
Questo pezzo è stato pubblicato da Ideashaveconsequences.org su gentile concessione degli amici di Usemlab.
Pur essendo datato 2004, non manca certo di attualità. Questo vorrebbe essere l’inizio di una serie di riflessioni, che saranno pubblicate nelle settimane a venire su questo sito, sul Valore e su quanto, ancora oggi, ci sia la necessità di ribadire la centralità dell’individuo nella definizione di quest’ultimo.

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