To’, un Banchiere!
June 11th, 2010 by Leonardo
S’è già detto, qui su IHC, che il banchiere è un imprenditore, per quanto una certa critica purtroppo austriaca immagini un ruolo praticamente di passacarte e per quanto il sistema monetario corrente non incentivi all’esercizio di queste capacità di “scoperta” hayekiane.
Avevo riferito l’imprenditorialità bancaria alla capacità di scoprire, assumendone il rischio, la parte di depositi destinata non a esigenze di cassa ma al ruolo di riserva di valore, con varia durata, del risparmio. Le banche fanno questo già su basi statistiche. Un altro aspetto dell’imprenditorialità è riuscire a trasformare un risparmio non a breve ma formalmente tenuto vista in un risparmio anche formalmente a medio-lungo termine. Poi ti piazzano il Bancomat Centrale guidato da un qualunque Gigì Trichet, e non ti serve più fare il banchiere…
Le banche vivono di time-mismatch formale che sottenda una ben maggiore coerenza sostanziale tra impieghi e provvista; l’imprenditore-banchiere riesce a rischiare sulla forma portando avanti il roll-over della provvista. Allo stesso tempo però riesce a trovare anche i modi perché pure la forma della provvista muti in modo consono alla struttura degli impieghi, eliminando così parte del rischio di mismatch (ma assumendosi il rischio di rompere l’anima al cliente, pagare più che per un C/C, e rifilare una suola che costerà in termini di reputazione).
Tutto questo intraprendere è superfluo se la fonte di liquidità principale non è il “depositante” (nella fuorviante terminologia tecnico-legale) bensì una Banca Centrale che, cascasse il mondo, non lascerà mai un banchiere a cercare denaro su un mercato asfittico con il rischio di trovarsi con il sedere per terra. La Banca Centrale nella pratica degli ultimi (molti) anni, e ancor di più durante quest’ultima recessione, ha assicurato il roll-over del passivo a breve delle banche private, permettendo loro di lucrare lungo la curva dei tassi: aste continue di prestiti a breve scadenza (e tassi bassi) a fronte di impieghi a più lunga scadenza (con tassi più alti fosse solo per una naturale preferenza per la liquidità). Con un tale bancomat-salvagente in funzione, la necessità di “lavorare” i clienti va un po’ a perdersi. Tra l’altro una curva dei tassi bassa e un po’ piatta non crea certo molte ragioni di attrattiva per un risparmio strutturalmente “medio-lungo” (uno dei cardini della teoria austriaca del ciclo economico), ed essendoci già poca ragione per cercare una provvista “lunga” manca anche una rincorsa concorrenziale sul segmento.
Si può capire che non a caso proprio in tale contesto sono stati rifilati bond (variamente strutturati) perché pareva potessero rendere un tasso non meschino, salvo rivelarsi delle mere fregature. E parimenti si può capire come suonino “curiose” alcune proposte commerciali di banche italiane (che non nomino); possiamo darci un occhio (grazie a Silvano IHC per la segnalazione dei prodotti e per le relative intuizioni).
Ad esempio c’è una banca che associa il debito del mutuo al saldo del conto corrente, facendo pagare gli interessi solo sul saldo netto dei due. Possiamo interpretare la proposta come un ottimo incentivo a “stabilizzare” la giacenza del conto, virtualmente per tutta la durata del mutuo; il valore per la banca di questa proposta è manifesto nel costo opportunità dato dal pagare un ridotto tasso sul conto incassando gli interessi pieni sul mutuo: evidentemente la stabilità nel tempo del rapporto impieghi-provvista vale più del pieno interesse sugli impieghi.
Altre banche invece danno la possibilità di passare la liquidità sul conto verso polizze con rendimento predeterminato con sottostanti obbligazionari. Questo è un buon modo per ridurre quanto possibile il conto a una mera gestione di cassa, girando (e quindi identificando) le componenti “stabili” o di “risparmio” delle scorte monetarie in impieghi a loro volta “stabili”. Di nuovo, con uno strumento di “narrow banking”, si rafforza la coerenza tra esigenze di finanziamento e capacità di risparmio.
Queste proposte non sono molto pubblicizzate. La pubblicità di solito verte su conti correnti o conti deposito che permettono rendimenti interessanti (o meno schifosi) vincolati a particolari giacenze e soprattutto alla loro durata, probabilmente anche per ragioni di immediatezza comunicativa; tali soluzioni costituiscono incentivi alla stabilizzazione della provvista, mentre le due soluzioni riportate poco sopra invece sottolineano il rapporto di coerenza temporale tra attivo e passivo bancario, addirittura permettendo di valorizzarlo.
La cosa interessante è la sensazione di stupore che ha toccato anche dipendenti bancari nel venir a conoscenza delle due particolari soluzioni di cui sopra. Perché effettivamente queste proposte suonano come “nuove” ma in realtà dovrebbero, per quando discusso sopra, essere il “sale” dell’imprenditoria bancaria. L’impostazione monetaria centrale del sistema non incentiva, o meglio disincentiva, la concorrenzialità sul segmento più lungo perché crea un ambiente di “easy rolling-over” che sposta il focus del sistema dal risparmio privato (da “scoprire”) alle aste della Banca Centrale. Il banchiere, come qualsiasi imprenditore, si fa distrarre dagli incentivi delle autorità che cominciano mettendo “pezze” sul mercato e finiscono per “sostituirsi” al mercato.
Eppur si muove. Qualche banca, come si vede, sembra cercare una strada “imprenditoriale”, cercando di rientrare da una posizione, anche solo formalmente, di time-mismatch. Questo può essere un segnale di condizioni monetarie che potrebbero cambiare durante l’anno, oppure l’effetto della sempre minor efficacia della politica monetaria (la moneta elargita da Gigì passa da solo alcuni banchieri, che sempre più preferiscono il “parcheggio” invece del prestito anche ad altri banchieri, costringendo qualcuno a rivalutare il rischio di illiquidità connesso all’ampio affidamento al roll-over di breve termine), o anche un tentativo di offrire un rendimento più accattivante ai propri clienti con un finanziamento su certi impieghi che sia temporalmente coerente e senza passare dall’intermediazione diretta di bond o, peggio, strutturati. Probabilmente si tratta di varie con-cause, cui va aggiunta la richiesta alle banche, sempre dall’autorità monetaria centrale, di migliorare i propri coefficienti di coerenza tra attivo e passivo quale criterio di una “sana e prudente gestione” (ma prima dov’erano i Regolatori?) che diventerà requisito necessario per accedere a procedure di “aiuto” (e vi ricordo che l’attivo bancario sta andando alquanto di schifo, come detto spesso qui su IHC e confermato proprio in commento).
Quel che osserviamo è sempre poco ed è sempre viziato da interventi delle autorità, ma qualche banchiere esiste e cerca di ridurre il time-mismatch con strumenti imprenditoriali. Ce ne sarebbero di più se non avessimo una Banca Centrale che trasforma un “mercato” in una “burocrazia”.

(6 voti, media: 4.83 su 5)
0 Responses to “To', un Banchiere!”
Aggiungi un tuo Commento