Clicca qui per Opzioni Avanzate


Qualcuno era comunista…

3 Votes | Average: 2 out of 53 Votes | Average: 2 out of 53 Votes | Average: 2 out of 53 Votes | Average: 2 out of 53 Votes | Average: 2 out of 5 (3 voti, media: 2 su 5)
Loading ... Loading ...

March 16th, 2007 by Admin

2,314 Views - Segnala questo Articolo/Pagina

di Jacopo, Ihc

 

Raggiunge i vertici dell’assurdità la frase che Giorgio Napolitano ha pronunziato quest’oggi a Bologna. Per il Presidente della Repubblica, le morti bianche causate da incidenti sul lavoro sono “una ferita aperta e dolorosa” e hanno raggiunto “limiti intollerabili. Intollerabili da chi, viene da domandarsi. O, ancor meglio, da che cosa? Da una carta costituzionale, forse.

Purtroppo non disponiamo né della voglia né dei soldi per procurare al lettore una serie storica dell’andamento dei decessi lavorativi a partire dal 1946 fino ad oggi (prima del ’46 il confronto sarebbe addirittura ridicolo). Ma credo basti un pizzico di buon senso per constatare che le morti bianche non possono che esser scese vertiginosamente nel corso di questi 60 anni. Esse sono diminuite all’aumentare del progresso civile e scientifico portato avanti dalla società stessa, non certo dai suoi legislatori.

Non sono stati gli Art. 36 Cost. di turno a rendere gli operai dei benestanti. Né sono state “le gloriose stagioni passate delle lotte sindacali” ad assicurare l’emancipazione del lavoratore. In Svizzera ad esempio non si è mai formato un vero movimento sindacale, eppure non ci è mai parso di vedere frotte di emigrati svizzeri venire a lavorare nella ben più sindacalizzata Italia alla ricerca di migliori condizione di lavoro. E non sarà certo la responsabilità sociale delle imprese, il vero obiettivo dell’interevento di Napolitano, sposata all’interventismo governativo, a ridurre l’annoso, quanto irrimediabile, problema delle morti sul lavoro. Al contrario, sembra più una boutade di qualche nostalgico. Peccato che questo nostalgico è nostro Presidente.

Con rispetto.

Print This Post

8 Responses to “Qualcuno era comunista…”

  1. 1

    jacopo Says

    Come alcuni avranno capito il titolo proviene da qui. Lungo ma, a tratti, esilarante.

    Cordialmente

  2. 2

    pierinolapeste Says

    La frase “Purtroppo non disponiamo né della voglia né dei soldi per procurare al lettore una serie storica dell’andamento dei decessi lavorativi a partire dal 1946 fino ad oggi” è perlomeno avventata, io ho impiegato 10 secondi a trovare le statistiche ufficiali dell’Inail.
    http://www.inail.it/statistiche/statistichestoriche/tavole/DTavGIt.xls

    Come vedi i morti sul lavoro si sono dimezzati in 50 anni, ma dire che sono scesi vertiginosamente è un poco ottimista, secondo me vertiginosamente dà l’impressione che si siano ridotti ad un decimo o a un centesimo.
    A parte questo, data la mia posizione di caporeparto in un industria chimica da 20 anni ritengo di avere competenze sufficienti a dire che ritenere IRRIMEDIABILE il problema delle morti sul lavoro è quantomeno superficiale.
    La maggioranza degli incidenti sul lavoro sono dovuti a cause che possono essere eliminate molto facilmente.
    Il problema sono esclusivamente i costi.
    Nell’industria chimica possono essere sostenuti molto piu facilmente che nell’agricoltura o nell’edilizia, infatti in situazioni potenzialmente molto piu pericolose, come nel caso di impianti chimici a rischio di incidente rilevante ci sono un numero di incidenti e di morti molto piu basso che nei cantieri edili.

  3. 3

    jacopo Says

    Ringrazio per le cifre: confesso, non le avevo nemmeno cercate; non ce n’era bisogno. Ho provato invece ha cercare dei dati per arricchire le sua cifre ma non ho trovato nulla. Quindi chiedo a lei, che è più bravo di me, di fornire:
    - il valore assoluto della popolazione occupata nel 1950
    - il valore assoluto della popolazione occupata oggi

    In tal modo potremo destagionalizzare le cifre da lei fornite. E con un buon livello di confidenza posso affermare che la diminuzione è ben più ampia di quella (già altissima) del -67 % che si deduce dai dati dell’inail (il dato del 2006 è 1.141). A occhio potremmo arrivare anche ad un 75-80%.

    Sull’interpretazione del “scendere vertiginosamente” è libero di fare ciò che vuole. Personalmente, credo che una diminuzione del 70% sia una discesa vertiginosa. Un grande traguardo.

    Il fatto che sia un problema di costi è ovvio. Ma al contrario di quanto pensino in molti credo che per le imprese avere posti di lavoro sicuri sia una componente che può spingere il livello dei salari verso il basso, creando valore per l’azienda. Quindi sotto un profilo teorico le imprese dovrebbero tendere a creare posti sicuri perché così possono abbassare il costo del lavoro. Sembra paradossale.

    Immagini il mercato del lavoro come ad un mercato azionario. I titoli a basso rischio pagano poco rendimento. I titoli a rischio elevato pagano più rendimento.

    Faccia le dovute proporzioni, ci aggiunga un po’ di concorrenza e un po’ di libero mercato e sono sicuro che mi darà ragione.

  4. 4

    pierinolapeste Says

    Ovviamente sulla sostanza dell’articolo, cioè che ben poco merito abbiano i sindacati nei miglioramenti avvenuti ero perfettamente daccordo, quello che osservavo era che la forma in cui ciò era espresso non mi piaceva molto, semplicemente l’aggettivo IRRIMEDIABILE mi suonava decisamente irritante.
    Certamente è una forma, la mia di coinvolgimento emotivo, su fatti che l’economista può valutare molto più freddamente.
    I dati INAIL possono essere valutati in molti modi.
    Si nota per esempio che ad una dimnuizione dei morti si è affiancato un aumento degli infortuni.
    Il fatto che gli infortuni siano in crescita sopratutto tra gli occupati nei servizi e tra i lavoratori precari mostra un aspetto in ovvia controtendenza alla correlazione tra bassi salari e basso rischio di infortunio, questo perchè l’esperienza e la preparazione sono la miglior assicurazione contro gli infortuni.
    Le aziende possono abbassare il costo del lavoro diminuendo la sicurezza, per quanto inintenzionalmente.
    Ci sono poi altri dati, di cui sfortunatamente non ricordo esattamente l’origine, ma della quale credibilità sono certo, sull’assurda incidenza di morti in proporzione agli infortuni totali che c’è tra i lavoratori extracomunitari, che fa ragionevolmete supporre che il 90% degli infortuni che avvengono a questi lavoratori non siano denunciati in quanto avvengono in casi di lavoro clandestino.
    Per fare una valutazione puramente economica, il calo di infortuni dovuti al progresso tecnologico, potrebbe anche essere annullato dal fatto che, stante l’aumento dell’immigrazione il costo per le imprese degli infortuni potrebbe calare vistosamente, avendo a disposizione una buona scorta di personale di rimpiazzo a costo minimo.
    E quindi rendere assolutamente antieconomico ogni investimento in sicurezza.

  5. 5

    L.Baggiani Says

    Sulle ultime frasi di Pierino mi inchino per la lucidità

  6. 6

    jacopo Says

    Capisco che Irrimediabile possa essere un aggettivo forte, ma è ovvio che il problema della morte non potrà mai essere risolto dalla scienza (nè dallo stato). E’ un dato di fatto, da prendere a malincuore. Quello che lo scienziato può fare è capire come minimizzare la quantità di decessi sul lavoro. Ora, le soluzione possono essere su due livelli:

    - la prima di tipo cost driven, quella sottolineata da Napolitano per intenderci: regolamentazione, tariffe, polizia.

    - la seconda di tipo price driven, teoricamente quella in cui il lavoratore sceglie il posto di lavoro con il livello di rischio che predilige (o che gli è più conveniente -> e qui si ci aggiunge l’esperienza, la professionalità ecc.); ci sarà un eccesso di offerta di lavoro sui segmenti a basso rischio, comportando un basso saggio salariale, e ci sarà un eccesso di domanda su quelli ad alto rischio.

    I lavoratori più esperti e cauti sapranno potranno scegliere livelli di rischio elevati, e quindi salari maggiorati, poichè la loro decennale esperienza li fa sentire al sicuro anche in situazioni lavorative pericolose.

    Il problema qui rimane il libero mercato. Il modello è pura fantasia se non viene applicato in un environment di libera impresa. Certo è che se in Italia il 45% della busta paga è rappresentata da “non-wage costs” è impossibile sperare che i salari si aggiustino nel modo sopra descritto.

  7. 7

    adestra Says

    Non nutriamo nessuna nostalgia vesto quel qualcuno comunista in quanto conosciamo molto bene la storia dell’Ungheria ed abbiamo ancora nelle orecchie i fischi con i quali il popolo ungherese ha accolto una recente visita.

  8. 8

    Paolo Says

    Mi permetto di aggiungere un modestissimo commento a questo meraviglioso ed illuminante blog. Ho la sensazione che con l’ennesima notizia-non-notizia si volesse catalizzare l’attenzione pubblica su un problema-non-problema per non lasciarle il tempo di concentrarsi su problemi reali.

Aggiungi un tuo Commento