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Non È Tutto Ciclo quel che Luccica

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May 12th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


C’è un punto della visione austriaca dell’economia che credo sia ogni tanto mal interpretato dagli esegeti più moderni, ed è la “sistematicità” delle distorsioni operate da volontà esterne al mercato. Non capire dove finisce il ciclo e cominciano altri eventi, magari fisiologici all’assunzione di rischi imprenditoriali di un rischio, può portare a reclamare soluzioni su tutto ciò che devia da un qualche percorso ideale.

Benché le grandi menti fondamentali dell’austrismo mi pare siano state chiare sul punto, l’imperante cultura interventista e positivista che ci circonda ha un po’ “infettato” anche le aspettative di un ideale mondo anarco-capitalista, facendolo pretendere “piatto”. Un appunto può essere utile.

Il business cycle austriaco è causato dal sistematico disallineamento tra necessità di funding degli investimenti e risparmio realizzato. Questo discende da una remunerazione del risparmio (il tasso di interesse) insufficiente e forzatamente tenuta sotto al rendimento del capitale. La fase di recessione è un modo per l’economia di riequilibrarsi e può conseguire da un comportamento sistematico delle Banche Centrali (oltre una certa crescita dei prezzi si alzano i tassi – sotto una certa crescita dell’economia si abbassano). Il ritorno alla volontà espansiva esterna farà ripartire il ciclo.

Sistematicamente. Tutto questo accade perché non si ha di fronte un evento isolato che dà una “scossa” al mercato, bensì un processo strutturato che crea un disallineamento (ed esempio sui tassi) e lo mantiene a scapito delle forze riequilibratrici spontanee (domanda e offerta di fondi, ad esempio). Gli operatori quindi realizzano comportamenti coerenti con i segnali che vedono ma sistematicamente sbagliati rispetto alla situazione reale (che non vedono). Da qui segue un accumularsi di errori che poi verranno risolti più o meno drammaticamente con una recessione. Un sali-scendi dell’economia causato da una azione sistematica.

Sistematicamente. Esiste una volontà strutturata che “crea” un ambiente di segnali forzatamente distorti e lavora perché così restino. Credo che ogni tanto l’avverbio sistematicamente venga confuso con sistemicamente: la distorsione esterna è spesso sistemica cioè estesa immediatamente a tutta l’economia (ad esempio la forzatura sui tassi di interesse), ma non lo è necessariamente (la creazione di Base Monetaria tocca nell’immediato solo alcune grandi banche, i primary dealer, e solo dopo alcuni passaggi si diffonde a tutti o si scarica sui tassi), mentre per qualificare un ciclo economico deve essere sistematica cioè perseverante e strutturata affinché altre forze non ne ridimensionino gli effetti. Capire questo è essenziale.


Da queste precisazioni discende che un singolo evento, che può essere un terremoto, un’eruzione vulcanica, una nuova tecnologia, una nuova risorsa, un’ondata di immigrazione… non crea un ciclo economico. Il singolo evento è uno shock isolato. La vita economica è piena di shock, perché noi viviamo nell’incertezza: può succedere un po’ di tutto con probabilità più o meno bassa o più o meno conosciuta. Possiamo cambiare idea da un momento all’altro e modificare i nostri comportamenti e preferenze; l’economia semplicemente si adatterà alla nuova situazione andando a scoprire i nuovi prezzi relativi, i nuovi tassi, i nuovi pattern di consumo e produzione… così da rendere la propria struttura compatibile con le nuove condizioni, e così resta finché un nuovo evento non richiederà un nuovo adattamento.

In questo caso c’è uno shock ma non una distorsione sistematica: i vulcani non si mettono d’accordo per esplodere a catena secondo schemi temporali e geografici studiati a tavolino; il metano non si ritira strategicamente in profondità per farci un dispetto dietro l’altro; i consumatori non si mettono d’accordo a milioni per risparmiare tutto lo stipendio un mese e consumare l’impossibile il mese dopo; la fusione nucleare non decide di funzionare ad anni alterni… Questi shock sono una tantum, o come dicono quelli bravi “one shot”, cioè arrivano e segnano una discontinuità economica su cui il sistema adatta il suo equilibrio in modo coerente: se gli shock comportano una maggior produzione di alcuni beni il relativo prezzo si ridurrà e lì resterà (il contrario in caso di shock negativi); se i consumatori aumentano da soli la propria propensione al consumo il risparmio disponibile diminuirà, i tassi saliranno, e gli investimenti diminuiranno o ridurranno la durata del ciclo produttivo riequilibrando l’economia (la produzione si avvicina al consumo, con minori prospettive di crescita futura, perché è cambiata la preferenza temporale); in un sistema monetario aureo una improvvisa maggior estrazione di oro farà solo saltare di uno scalino i valori nominali. Certamente durante la ricerca del nuovo equilibrio si creeranno dei disallineamenti sui prezzi relativi e sui tassi che potranno generare perturbazioni del sentiero economico per cui il riequilibrio non sarà “smooth”, ma con il dovuto tempo i fondamentali dell’economia imporranno il loro equilibrio che si espliciterà in nuovi prezzi relativi (se sono cambiate le caratteristiche della produzione), nuovi tassi (se è cambiata la preferenza temporale degli operatori), o livello dei prezzi (se lo shock è solo monetario). Arrivati al nuovo equilibrio non si avrà una spinta di segno opposto generata dal precedente movimento, quindi il percorso è “concluso”: un adattamento a nuove condizioni economiche è appunto un riequilibrio, non un ciclo.


Una politica monetaria espansiva e mantenuta tale, l’inflazionismo, invece impedisce il riequilibrio, costringe l’economia ad una continua rincorsa “spostandole l’asticella” sempre più in alto (scavando fosse sempre più profonde tra risparmi e investimenti) finché questo gesto non causerà il suo crollo. Quindi lo stesso fattore genera un movimento dell’economia e le condizioni di un successivo, necessario, movimento opposto. Entrambe le fasi dell’economia hanno una comune origine e la seconda è giustificata dalla prima: questo è un ciclo.


La coscienza di questa differenza tra shock e ciclo, praticamente solo “austriaca”, è necessaria anzitutto per prendere in giro i teorici del real business cycle e un po’ tutto il mainstream, e soprattutto per distinguere i campi della teoria del business cycle e del più generale austrismo liberista-libertario.

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4 Responses to “Non È Tutto Ciclo quel che Luccica”

  1. 1

    silvano Says

    Ottimo prof. :) Più chiaro, lineare e conciso di così si muore.

  2. 2

    libertyfirst Says

    One shot.

    Ammazza quanto sono bravo.

    Io sono diventato per il RBC. Siccome oggi ho simulato un cammino casuale e sembrava un ciclo economico, allora i cicli economici non esistono.

    Logico, no?

  3. 3

    Leonardo,IHC Says

    Liberty, che ha bevuto? :)

  1. 1

    Neofeudalesimo e Decrescita Infelice at Ideas Have Consequences

    […] Quando delle alterazioni “spot” diventano un sistematico strumento di policy i diritti di proprietà entrano in un regime di incertezza: gli attori del mercato percepiscono chiaramente che i loro passi non affondano più su di un terreno dove tutti i giocatori sono soggetti alle stesse regole. Se fattori di natura geopolitica interferiscono così pesantemente i processi di ricerca e scoperta dei prezzi diventano più lenti e faticosi, e la “alertness”, la perspicacia, la prontezza dell’azione imprenditoriale incontrando nuovi ostacoli di carattere istituzionale riduce il proprio spettro di attività. Le strutture legali ed etiche all’interno delle quali si muove l’azione umana non sono né un “fatto dato”, né una variabile esogena. L’irruzione dei Governi introduce imprevisti elementi di forza e arbitrarietà che, quanto più si procrastinano, tanto più tendono ad inibire il processo di evoluzione dell’ordine spontaneo che caratterizza una società libera. Non c’è da stupirsi più di tanto se poi i flussi diretti verso l’investimento azionario si prosciugano, le aziende preferiscono accaparrarsi la liquidità e fusioni ed acquisizioni rimangono al palo. Le parole di Hayek* suonano come un memento: […]

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