La Battaglia del Grano
August 13th, 2010 by Leonardo
A tutte le gloriose centurie dell’interventismo: si riapre nuovamente il fronte contro la speculazione capitalistica sulla più preziosa di tutte le materie prime, il grano. Le demo plutocrazie occidentali e il post bolscevismo sono decisi a negare al popolo il suo più elementare diritto al pane: urge intervenire mobilitando le vigorose forze della Nazione!
No panic: difficilmente sentiremo oggi lanciare proclami con questa retorica da qualche balcone. Tuttavia anche se mutano le forme, i contenuti della politica annonaria (scusate: agricola) rimangono sempre quelli di manzoniana memoria: grida (leggi), prezzi calmierati e caccia agli speculatori. La politica non fa altro che costruire attorno all’interventismo un corollario di riti e giustificazioni per rendere la torta appetibile a seconda delle tendenze contingenti: eurocomunitarie, ecosostenibili, sociali, nazionaliste (come nel piccolo annuncio sopra riportato), etc. Cambiano gli eccipienti, rimangono costanti gli ingredienti.
Il prezzo dei cereali sale e la colpa è della Borsa di Chicago: regolamentiamo! Parte di queste richieste vengono da sostenitori convinti del quali-quantitative flooding, meglio noto come QE (quantitative easing): una politica monetaria dove la Banca Centrale socializza gli asset peggiori per permettere alle banche di investire in quelli pessimi… Chi è causa del proprio mal pianga se stesso. Visto che siamo in un mondo a tasso zero, l’aumento dei margini di garanzia poterebbe contribuire a limare la volatilità, ma paradossalmente se il prerequisito di accesso al CME fosse un margine tendente al 100% chi può contare su un rifinanziamento illimitato di fronte agli sportelli della Banca Centrale avrebbe un vantaggio comparato non indifferente rispetto ai competitor industriali.
Glissiamo tuttavia gli aspetti monetari e lasciamo al loro destino tutti quelli che preferiscono guardare al dito anziché alla luna, con la effimera speranza che al nostro ritorno abbiano almeno lievemente alzato la testa. Veniamo alla vexata quaestio dell’incremento del prezzo del grano. In Russia ed Ucraina il caldo torrido ha compromesso i raccolti, qualche redivivo ministro dell’annona ha ben pensato di reintrodurre il divieto alle esportazioni, il prezzo del grano sale. Perché ? Incremento della scarsità reale del bene (i raccolti inferiori al previsto) e incremento della scarsità indotto (bando delle esportazioni). Ma… un rialzo così è ingiustificato perché le scorte sono abbondanti ed adeguate ad affrontare la prossima stagione. E chissenefrega! Il mondo non è un modellino che termina il 30 giugno 2011. Gli operatori non detengono scorte per il 2011, detengono grano e basta. Scorte di un bene che è diventato più raro, scorte la cui ricostituzione si prospetta essere più onerosa e la cui distribuzione nel tempo andrà probabilmente modificata: i dati sono cambiati, i fattori istituzionali (leggi: il timore che altri Paesi possano seguire l’esempio della Federazione Russa) incrementano l’incertezza, i piani degli agenti devono ricomporsi, riadattarsi, scontare mutati scenari e proiettarsi nuovamente verso il futuro inglobando un “nuovo” presente. Nel frattempo il prezzo manda un segnale chiaro e forte: i calcoli fatti in precedenza non sono più validi, si ritiene che il grano stia diventando più scarso, fare previsioni sull’andamento dei cereali è diventato più complesso e poiché il piatto piange, si prospetta un premio agli intraprendenti. Ma… intanto popolazioni soffriranno e la malnutrizione colpirà più persone. È vero. La povertà uccide. La povertà è brutta. La povertà non concede vizi da abbandonare temporaneamente in attesa che termini il periodo delle vacche magre. Ma soprattutto, la natura non scodella minestre da sola. È quella torbida cosa chiamata capitalismo che concede ai sognatori di un mondo migliore la ragionevole certezza di potersi recare in un supermercato a comprare pollo e patatine, per poi tornare a suffragare idiozie come il protezionismo agricolo, l’eco sostenibilità o i sussidi al biodiesel. La raffinata e colta preferenza per la natura incontaminata (con le relative specie da proteggere) rispetto alle fertili e dissodate pianure non dà alcuna diritto agli abitanti dei Paesi occidentali di negare ai miliardi di affamati la pretesa di tentare di procedere verso il progresso lasciando qualche cacchetta qua e là come hanno fatto a loro tempo i nostri antenati.
In fatto di nutrizione e prodotti agricoli, il riallineamento degli agenti al mutato scenario non può non richiedere del tempo. Questo comporta conseguenze spiacevoli sotto il profilo umanitario. Se vogliamo quantomeno ridurre l’impatto di queste è più ragionevole contare su istituzioni caritatevoli quanto più possibile affidabili, e soprattutto già presenti nei luoghi ove la povertà è più endemica. Il contributo e l’azione volontaria dei singoli sono uno strumento importante ed efficace per quanto limitato e non esente da vizi. Questo limite deriva dalla natura umana, dal fatto (per alcuni inaccettabile) che non siamo divinità onnipotenti. Ma aspettare che il problema venga risolto attraverso una super struttura globale (magari l’egida delle Nazioni Unite..) come ha suggerito il LibDem britannico Mr John McClintock in una lettera al FT del 9 agosto, significa sotto il profilo pratico ingrassare burocrati e basta. Ci sono già abbastanza ministri dell’Agricoltura che contribuiscono a rendere questo pianeta meno produttivo di generi di prima necessità. Un ministero della fame è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.
In Europa i lobbismi agricoli e ambientalista sono forti. Ma a costo di rischiare la demagogia (perché non farlo, visto il modo con cui affrontano i problemi di larga parte di costoro?) è necessario dire che la Politica Agricola Comune uccide. Chiudere il nostro mercato interno alla concorrenza ha come unico risultato quello di peggiorare la situazione dei consumatori europei (meno liberi di scegliere tra differenti varietà di prodotti) e quella delle popolazioni meno sviluppate (più libere di morire di minor crescita). Gli agricoltori europei che si fanno scudo delle protezioni comunitarie sono i rentier del terzo millennio. Per costoro ci vorrebbe una nuova “Manchester Anti-Corn Law League”, che in quest’Europa più “social” che “liberal” vedremo (forse) soltanto in caso di estrema necessità.


Il Folletto Says
http://www.thefinalfraud.com/?p=171
Jim aveva ragione: OTC derivatives utilizzati da FED
No comment
Aug 15th, 2010 at 9:30 am