Il Problema Etico della Speculazione
August 3rd, 2009 by Leonardo
Come visto qui si stanno registrando aumenti di prezzo su varie materie prime. Il colpevole individuato è la speculazione: gli strumenti legati alle commodity costituiscono un mercato ormai ben oltre i $ 210 miliardi, mentre il numero dei contratti future è salito di oltre il 25% nei soli ultimi sei mesi. Su questo presunto ritorno a mordere da parte della speculazione si possono dire tante cose, come già fatto in passato, e non ci sarebbe bisogno di tornare sull’argomento. Si può rimarcare che il “ritorno” dell’attività nel mercato dei derivati su commodity è naturale stanti i bassi prezzi già raggiunti, e che le proposte di riforma dei mercati tradiscono una totale ignoranza di come i mercati stessi funzionano. Stavolta però mi interessa la questione morale.
Normalmente rifuggo da considerazioni morali in economia, perché le ritengo fuorvianti in sede di comprensione della realtà. Però in materia di speculazione e di libero mercato l’argomento etico-morale è troppo spesso richiamato a chiusura di qualsiasi rimostranza tecnico-economica da parte liberista, come se i liberisti (per non dire gli anarco-capitalisti) avessero la coscienza ottusa dal denaro. Ed essendo esperienza di chiunque, a differenza degli argomenti tecnici, l’argomento etico-morale può venir banalizzato ed avere una gran presa sull’opinione pubblica (è un’applicazione di quella confusione tra “fatti” e “valori” che altre volte ho richiamato).
Ad esempio Bufacchi sul Sole24Ore dell’11/07/09 chiude così un lungo articolo sulla speculazione: “è giusto realizzare un profitto speculando sul prezzo del grano o del riso, sapendo che ogni dollaro in più metterà a rischio la vita di quella persona su sei che soffre la fame nel mondo?”. Come rispondere “Sì”? Mi verrebbe però da rispondere “è giusto tenere giù a forza i prezzi danneggiando un produttore perché il governante di un paese lontano non sa gestire il proprio Paese e lascia la sua popolazione a rischio fame?”, oppure “è giusto tener bassi i prezzi ora e danneggiare gli investimenti per la produzione futura?”, o ancora meglio “è giusto architettare una PAC per proteggere la propria agricoltura a scapito di quella dei Paesi poveri?”, se non addirittura “scatenarsi contro la speculazione quando si gode di PAC e simili non è ipocrita?”. Una discussione così impostata è però troppo prona a venir distratta verso uno scontro di visioni personali di giustizia (etica e morale sono soggettive, come sostengo sempre, e questo impedisce discussioni costruttive).
Ricordo una lezione universitaria in cui si illustrava sostanzialmente come individuare un cambio fisso attaccabile (nel caso quello argentino) e come farlo crollare. Un collega studente pose il problema “perché dobbiamo distruggere il loro cambio fisso e far crollare un’economia mettendo nei guai la popolazione? Non è etico!”. Nonostante l’ilarità generale (tutti eravamo lì per imparare qualcosa che ci avrebbe fruttato soldi) il professore rispose seriosissimamente “non c’è nulla di etico in finanza. La speculazione semplicemente cerca di scoprire e anticipare equilibri che si creeranno comunque: un tasso di cambio debole prima o poi crolla con o senza attacchi speculativi e i danni alla popolazione arrivano lo stesso, è solo un fatto di scelta tra un crollo prima o un maggior crollo dopo, guadagnandoci noi o lasciandoci guadagnare altri”. Se si è svegli si percepisce un profondo senso etico in questo.
In generale il problema etico-morale della speculazione è questo: “è giusto un danno oggi o un maggior danno domani?”. La “risposta liberista” è a monte del “fatto economico”, mentre la vulgata vuole la domanda a valle: se è meglio che gli squilibri si risolvano il prima possibile per evitare l’accumulo di potenziale distruttivo e permettere all’economia di ripartire più sana il prima possibile, l’attività speculativa non deve venir ostacolata; senza questa preventiva domanda, che sussume una analisi tecnico-economica e profondità temporale (non ci può essere etica senza la conoscenza del reale), si osservano delle conseguenze e si pretende di giudicarle perdendo di vista la vera alternativa fino al momento evitata. Un esempio si può trovare nella speculazione sul grano: se la speculazione fa salire il prezzo si mette a rischio di fame il sesto povero della popolazione mondiale, e questo è “male”; però se si tiene giù il prezzo per aiutare quel sesto povero si disincentiva la coltivazione perché non redditizia, e si rischia una ancor minor disponibilità di grano per il futuro, e anche questo è “male”. Rispetto al dubbio posto sul Sole24Ore la risposta è, spero per tutti, meno ovvia. Eticamente estremizzando: “quante vite future può valere una vita oggi?”.
La risposta, se si vuole, non è univoca, perché se si dimostra che spostando il problema nel futuro si ha modo di sviluppare una soluzione perfetta che eviti le più gravi conseguenze future allora la temporanea “sospensione del mercato” ha un valore determinante. Ma il problema non è mai stato presentato in questi termini, e questo perché nessuno è in grado di fare magie né ora né in futuro, quindi le “anime belle” hanno buttato il problema in termini banali a beneficio della vulgata. Pertanto un problema etico resta, e possiamo scegliere se rispondere “di pancia” o in base a una riflessione cinica, una volta però identificata con precisione la domanda!
È interessante inoltre guardare al problema etico della speculazione attraverso un analogo problema etico legato al debito pubblico. Nei fatti l’accumulo di debito pubblico è un modo per far pagare alle generazioni future lo standard di vita più elevato della popolazione attuale: lo Stato acquista e distribuisce oggi beni servizi e denaro contraendo un debito, con la promessa di ripagarlo in futuro. Siccome lo Stato non fa magie, in futuro potrà pagare se intanto avrà raccolto sufficienti somme attraverso l’imposizione fiscale; in alternativa potrebbe rinnovare il debito, o incrementarlo, ma si arriva sempre ad un momento in cui dovrà o alza le tasse o ridurre la sua distribuzione di beni servizi o denaro per un valore pari al debito iniziale più interessi. Ebbene, è etico mangiarsi il futuro dei figli? È etico risolvere un problema attuale, che può essere variamente rilevante (si può passare dal sollevamento di una situazione di forte indigenza, al pulmino per portare a spasso i pensionati se no si annoiano), mettendo a rischio l’assistenza sanitaria delle future generazioni? È etico riconoscere oggi pensioni eccessive rispetto ai contributi pagati e mettere a repentaglio le pensioni future? Sono etici 30 anni di “ultra-pensione” oggi contro 10-15 anni di “sotto-pensione” in futuro? “Quanti anni di vita futura vale un anno di vita oggi?”
Si penserebbe che speculazione finanziaria e pensioni siano due cose lontanissime; in realtà propongono uno stesso problema tecnico, e uno stesso dilemma etico. Il fatto che siano gli stessi attori politici a trattare i due problemi in modi opposti la dice lunga sul loro sottile bi-pensiero orwelliano, e sulla doppia-morale cui siamo abituati.
E quindi è giusto che uno speculatore faccia salire i prezzi del grano affamando un sesto del mondo? Non è giusto, e nemmeno è ingiusto, semplicemente la domanda è triviale e sbagliata. Lo speculatore fa il suo prezioso lavoro di scoperta dell’equilibrio tra le risorse, e nel farlo può (può, non necessariamente ci riesce) far sbattere il prezzo su e giù (perché lo speculatore può anche individuare che il prezzo è troppo alto, e in tal caso lo short selling è molto utile); dall’altra parte niente vieta di approfittare dei momenti di “prezzi bassi” e farsi delle belle scorte: è il mercato, bellezze, acquistare basso e vendere alto o mettere in cascina. Non siamo nati ieri, i prezzi sono sempre andati su e giù, eppure qualcuno si fa fregare sempre dall’idea che resteranno fermi… e la butta in etica (è etico che chi sbaglia non paghi?).
E se qualcuno è troppo povero per fare quelle scorte? A parte che in tal caso si dovrebbe prima ragionare sul perché di quella povertà, io noterei gli elevati debiti dei paesi poveri, periodicamente stracciati per inesigibilità, e mi chiederei quanti di questi sono diretti alla protezione del primario bisogno alimentare… e si torna ai contro-interrogativi che mi sono posto all’inizio.
Il problema etico-morale legato al libero mercato ed alla speculazione è insomma più profondo della banalizzazione normalmente presentata al vulgo. Le domande che ci poniamo dipendono anche dalla conoscenza che abbiamo del problema, e visioni miopi conducono a risposte miopi. Bisognerebbe che tutti ne fossero coscienti.


libertà Says
Merita anche quest’ultimo tuo artico (che ho già salvato) perché “illumina” su un tema generale alquanto controverso: la questione Morale!
;-)
Se è vero che il buco potenziale è di 600 trilioni, è immorale “onorarlo”…
Se è vero che i debiti pubblici sono ormai insolvibili, è immorale “onorarli”…
Quanto più si cercherà di tenere in piedi il castello di debito tanto più ci sarà iperstagflazione.
La soluzione più giusta è l’annullamento del debito (chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato) simultaneamente alla riforma (nei termini che sappiamo) del sistema minetario mondiale.
Tra l’altro ritengo questa l’unica soluzione possibile, volenti o nolenti!
La politica, però, non è in grado di scegliere questa via.
Se nel domani ciò accadrà, sarà subito e non scelto…
P.S.
Ripeto anche su Usemlab
Ciao
Aug 3rd, 2009 at 9:55 am
Leonardo, IHC Says
Grazie mister
“La soluzione più giusta è l’annullamento del debito (chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato)”
chiaramente questo è il modo naturale con cui il mercato sistemerebbe la situazione lasciando una gran lezione ai posteri, cioè lasciando “fallire” chi volente o nolente se l’è meritato.
E questo è cinico? No, è etico: punizione ai malvagi e nessun pasto gratis.
Aug 3rd, 2009 at 12:40 pm
prometeo Says
Molto interessante e corretto l’approccio del pezzo.
Su due cose però ci potrebbe essere da approfondire: quale parte della speculazione esiste per “assorbire” (sfruttare) l’eccesso di massa monetaria (sotto tutte le sue varie forme) e quale esiste in quanto capace di sfruttare gli squilibri dell’allocazione?
L’altra cosa è, come al solito, l’aspetto strategico. Il fatto che la strategia non si possa compare al chilo o vede in vetrina non significa che non esista, ne bisogna confondere qualla porzione di azioni, facenti parte di una strategia per ottere un certo risultato, che per ragioni di opportunità vengono mantenute segrete o semi-segrete, col banale complottismo ufologico. La riflessione è secondo me sempre la stessa: lo spostamento nel futuro del pagamento dei debiti di oggi e di ieri non è l’effetto della miopia dei governanti, la l’effetto della strategia di chi sa perfettamente quello che sta facendo.
E’ del tutto ovvio che già molti decenni fà il montante del debito pubblico aggregato era inesigibile, ed era ovvio tanto più a chi quel debito lo emetteva in forma di credito.
Ma… in un mondo futuro con un valuta unica mondiale di interscambio totalmente fiduciaria, qual’è il sottostante del debito pubblico aggregato?
La valuta fiduciaria è un patto: lo Stato conferisce il monopolio dell’emissione ad un soggetto terzo mentre si arroga il monopolio dell’uso non perseguito della violenza.
Con l’esazione forzosa si garantisce il suo meccanismo di funzionamento feudale (democrazia e welfare), mentre con il montante del debito da emissione di valuta fiat l’integrazione col potere sovranazionale socialista che gli garantisce o meno l’integrità dei confini geo-politici entro i quali esercitare i suoi monopoli.
Aug 6th, 2009 at 10:02 pm
Leonardo, IHC Says
Solo due osservazioni
“quale parte della speculazione esiste per “assorbire” (sfruttare) l’eccesso di massa monetaria (sotto tutte le sue varie forme) e quale esiste in quanto capace di sfruttare gli squilibri dell’allocazione?”
Trovo la domanda pertinente per un verso ma sbagliata per un altro. Pertinente perché è chiaro che una parte dell’attività finanziaria è “bolla” dovuta alla politica monetaria, però le due attività non sono distinguibili al pari del consumo “che serve” e del consumo “drogato”; semplicemente tutto è finanza, e lo stesso atto è in parte funzionale all’economia in parte risultato inflazionomico. Non si può vietare l’uno e permettere l’altro perché non sono distinguibili, quel che si può fare è eliminare il credito in eccesso, il sistema penserà a tenere in piedi solo quello “che serve”.
“L’altra cosa è, come al solito, l’aspetto strategico. Il fatto che la strategia non si possa compare al chilo o vede in vetrina non significa che non esista”
Sono d’accordo, i politici sanno quello che fanno quando finanziano “con debito” ‘ccà nisciun’ è fesso; il problema “etico” (che poi non è etico, è tecnico) resta (al massimo condito da falso ideologico, ma non era quello l’argomento).
“Ma… in un mondo futuro con un valuta unica mondiale di interscambio totalmente fiduciaria, qual’è il sottostante del debito pubblico aggregato?”
Un po’ OT. Ma infatti io aborro l’idea.
Aug 7th, 2009 at 7:46 am
prometeo Says
citavo il collegamento con la valuta fiat, perchè secondo me c’è un problema di fondo nella speculazione: come dicevo anche sul forum di usemlab, il denaro è un artifico per accumulare, trasportare e scambiare lavoro umano. Una speculazione che tragga ulteriore denaro da se stessa, di fatto crea inflazione, e quella non legata alla malallocazione è solo possibile in presenza di una valuta fiat.
Aug 9th, 2009 at 1:08 pm