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Dati Tedeschi e Business Cycle

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January 27th, 2010 by Leonardo

1,952 Views - Segnala questo Articolo/Pagina

di Leonardo, IHC

 

Su questo sito richiamo spesso la teoria austriaca del ciclo economico. Ritengo che nel complesso questa teoria abbia la struttura logica più robusta sulla piazza. Esistono certamente alcune più o meno evidenti debolezze (alcuni punti di svolta del ciclo non sono adeguatamente spiegati ed alcuni argomenti vengono trattati come tabù), ma ritengo che ciò che è in piedi sia per lo meno da non trascurare, se non da approfondire per eliminare qualsiasi incertezza. Ammetto che considerare le varie debolezze come sicurezze risolvibili con una opportuna ricerca abbia più del fideistico che del razional-logico, ma la coerenza e la potenza di quanto può considerarsi assodato mi fa ben sperare, e soprattutto mi fa dubitare che le teorie alternative siano veramente utili.

Ogni tanto poi trovo alcuni dati che sembrano deporre a favore delle mie idee e cozzare contro il senso comune. È il caso dei dati macroeconomici tedeschi diffusi il 13 u.s.

 

La Germania ha preso una bella scoppola di -5 punti percentuali di PIL nel 2009. Sappiamo tutti, tranne chi non vuol vedere, che i Governi e le loro agenzie monetarie hanno fatto tutto il possibile, dal loro punto di vista, per affrontare la congiuntura negativa: spese, sussidi, incentivi, tassi bassi, soldi a secchiate. Sappiamo tutti inoltre che ciò che viene predicato è che non si devono lasciar cadere i consumi, che dobbiamo aver fiducia e spendere, che è questo che incentiverà le aziende a investire e assumere persone che poi spenderanno e così via. E allora giù rottamazioni, cantieri, assegni… Poi uno vede i dati tedeschi, e potrebbe cominciare a capire di esser stato tratto ingannato, buona o mala fede non conta.

La Germana ha registrato una ridotta crescita del consumo privato (+0,4%) e una più significativa crescita del consumo pubblico (+2,7%) non a caso premendo il pedale del debito pubblico (-3,2% di bilancio) e evitando così il tracollo degli investimenti in costruzioni (solo -0,7%). Insomma, gli sforzi governativi sono efficaci, spesa pubblica su, debito su, consumi su… e allora da dove viene quel -5% di PIL? Perché la Germania (e mezzo mondo con lei) è in recessione?

Perché nessuno vi ha urlato in faccia che siete stati presi in giro! Perché nessuno vi ha mai spiegato che non è il consumo che muove l’economia, ma la produzione, e che la produzione non può esserci se non ci sono prima gli… investimenti! E infatti cosa è successo in Germania? È successo che gli investimenti in macchinari e attrezzature hanno segnato un terrificante -20%, un quinto degli investimenti perso!

Lo Stato spende soldi che non ha. Le Banche Centrali si inventano soldi e tirano giù i tassi. Questi due fattori, politiche fiscali e monetarie di tipo keynesiano, secondo qualsiasi teoria economica costituiscono o stimolano il consumo riducendo il risparmio e facendo anticipare il consumo futuro attraverso il debito (occhio: consumo privato e pubblico in Germania sono insieme cresciuti quasi quanto il debito pubblico, forte eh?). Ma questo progressivamente toglie risorse alla produzione finché questa non potrà più andare avanti (valutazione della scuola di Vienna).

 

Il punto è questo. Il consumo discende dalla percezione di un reddito e della presenza di un bene finale disponibile, e può dispiegarsi solo entro questi due limiti. D’altra parte il reddito discende da un lavoro, e i beni finali da una produzione. Per questo a monte deve esserci una impresa che creda in una produzione, raccolga i capitali, avvii il processo produttivo e frattanto remuneri i fattori di produzione, compreso il lavoro. Per far questo occorre che si crei un equilibrio tra consumo risparmio e investimenti: il consumo deve calibrarsi in modo da lasciare risparmi sufficienti a finanziare gli investimenti (e pagare stipendi) finché non si potrà vendere la produzione realizzata.

Per tutto questo forzare il consumo via debito e disincentivi al risparmio comporta l’erosione del supporto finanziario agli imprenditori finché questi non saranno costretti a contrarre la propria attività. Il consumo può “tenere” in un primo momento, ma cederà quando i minori investimenti diventeranno minori stipendi. Quindi incentivare il consumo comporta un calo degli investimenti; -20% in Germania, e rinnova una sbornia di consumo che verrà comunque corretta in futuro (intanto i consumi privati e pubblici insieme sono cresciti quasi quanto è aumentato il debito pubblico, lo ricordo). D’altra parte chi decide questi aiuti è un Governo, e un Governo ha un orizzonte di pochi anni (poi si vota e si starà a vedere) quindi è più interessato a quel supporto iniziale ai consumi che alla dinamica successiva, e tramite la comunicazione istituzionale (notizie e commenti farlocchi sulla miglior stampa nazionale) crea consenso (illusione? Inganno? circonvenzione di incapaci?) sulla priorità del consumo… E poi troviamo economie che retrocedono pur con una tenuta dei consumi: la cura ha funzionato, il paziente è morto.

 

I dati tedeschi confermano le dinamiche previste dalla teoria austriaca del ciclo economico (come già visto per l’Italia tra l’altro). Non mi aspetto nulla di diverso dagli altri paesi occidentali, mentre l’assenza di enfasi della Cina sul consumo (solo gli americani implorano che i cinesi risparmino meno) può portare grandi sorprese, sempre che Pechino non abbia già esagerato con investimenti ben oltre il risparmio cinese, nella miglior tradizione keynesiana (molto probabile nell’immobiliare delle aree più sviluppate), al che seguirà un bel botto (che inizi il conto alla rovescia!).

 

Per Keynes nel lungo periodo saremo tutti morti. Mi sa che il medico è lui, e lo paghiamo pure.

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12 Responses to “Dati Tedeschi e Business Cycle”

  1. 1

    Atrabile Says

    “Esistono certamente alcune più o meno evidenti debolezze (alcuni punti di svolta del ciclo non sono adeguatamente spiegati ed alcuni argomenti vengono trattati come tabù)”

    Ciao e complimenti innanzitutto.
    Da inesperto neofita della teoria austriaca mi piacerebbe sapere quali sono le debolezze e i tabù di cui parli. Ho letto Human Action e l’ho trovato solidissimo (non solo per le migliaia di pagine :) )

    Grazie.

  2. 2

    libertyfirst Says

    Le debolezze della teoria austriaca sono tutti punti molto tecnici che è difficile valutare e che in realtà spesso sono stati trattati anche se non sempre in maniera conclusiva. Il punto è che la nozione di debolezza richiede un paradigma metodologico: debolezza in che senso?

    Una teoria può essere debole perché non ha potere predittivo preciso, ma questa non è debolezza per gli austriaci perché per loro la predizione è impossibile o quasi tranne che in linee generali.

    Il paradigma metodologico austriaco tende a ritenere tutta l’economia come derivata deduttivamente da principi di validità universale (come “l’azione umana avviene nel tempo”). Quindi un primo livello di debolezza potenziale è se ci sono dei passaggi che non sono apriori.

    Il paradigma metodologico austriaco ritiene inoltre la teoria insufficiente ma necessaria a capire gli eventi, e quindi una seconda debolezza potenziale sta ad esempio nel non avere strumenti per valutare la rilevanza di determinati fenomeni. Ad esempio, “quanto malinvestment c’è in giro?” (questa è una domanda priva di senso se presa alla lettera: il malinvestment non è una quantità ma una struttura. La versione corretta della domanda è “quanto è rilevante nella dinamica che osserviamo di questo o quell’altro ciclo economico il fattore chiamato malinvestment?”).

    Ci sono poi cose che ogni paradigma tende a valutare positivamente, come il fatto di spiegare tutti i fenomeni potenzialmente rilevante. Un terzo fattore di debolezza potenziale è l’avere una teoria incompleta che lascia pezzi rilevanti della realtà fuori dall’ambito della teoria.

    Queste tre forme di debolezza sono presenti nella teoria austriaca? Se sì, si possono eliminare o sono connaturate alla natura epistemologica della disciplina studiata (come la difficoltà di fare previsioni quantitative efficaci: sarebbe bello se l’economia fosse come la fisica, ma non lo è).

    (A) LA TEORIA E’ TUTTA A PRIORI?

    La teoria del ciclo è molto deduttiva e tutti i passaggi sono abbastanza robusti. Su alcuni però si può lavorare per renderli più robusti ancora, e forse un paio sono ancora critici.

    (B) SAPPIAMO QUANDO LA TEORIA E’ RILEVANTE?

    Sì e no. Probabilmente raccogliere dati su settori sovraespansi e sottoespansi aiuterebbe a trovare maggiori informazioni su come funziona nella realtà il malinvestment. Finora ci sono pochi lavori pratici, tutti che confermano la teoria, però si potrebbe fare di più.

    (C) CI SONO FATTORI RILEVANTI CHE NON SONO STATI CONSIDERATI?

    Sì, l’economia internazionale, la finanza, i derivati… tanti temi di ricerca aperti.

    In linea di massima tutti i paradigmi sono sempre aperti: un paradigma di ricerca chiuso non può esistere, a meno che non si propone problemi estremamente semplici.

  3. 3

    Leonardo, IHC Says

    Grazie a te; per avere dettagli approfonditi su tutto ciò che deve essere ancora spiegato ti rimando ai km di parole di LibertyFirst su ventinovesettembre o di Pietro M. su chicagoblog.

    Mie brevi risposte:
    - Un rilevante tabù è la riserva frazionaria, additata come male assoluto secondo solo, forse, all’imposizione centrale di moneta e tassi; opinione minoritaria e tacciata di “eresia” è che la riserva frazionaria sia un falso problema afferente più all’aspetto legale-giuridico che a quello meramente economico.
    - L’argomento Velocity è stato toccato solo da Hayek, e poi i teorici si sono concentrati solo sulla quantità di moneta. La moneta endogena è argomento trascurato.
    - L’allungamento del processo produttivo dovuto alla riduzione centrale dei tassi non è adeguatamente spiegato, lo si intuisce e condivide (lo condivido anche io) ma a me pare comunque non spiegato perfettamente nella meccanica e come tale facilmente attaccabile dal mainstream.
    - Gli strumenti formali sono inadeguati, al punto che i triangoli di Hayek mancano di profondità temporale per mostrare il vantaggio finale di un autonomo incremento del risparmio (aumentano gli investimenti, sì, ma poi? la base del triangolo è il consumo e questo è più basso; un mainstream giustamente ci ride sopra).
    - I risultati del mainstream sono tutti a priori letame, solo il moral hazard un po’ si fa strada, ma l’adverse selection non è preso in considerazione ad esempio. Lasciamo stare l’ausilio statistico-matematico che se ha dei limiti non deve venir cestinato anche per la parte utile (tabù appunto).
    - manca una teoria della finanza (perché non si può sporcare le mani con i titoli?).
    - manca una completa teoria in economia aperta (sono tutti americani…)
    - I grandi del passato non possono essere discussi, sono bibbia.

  4. 4

    libertyfirst Says

    “la base del triangolo è il consumo e questo è più basso”

    Hayek dà tutti gli strumenti per rispondere e non dà la risposta. Mises dà la risposta ma non dà gli strumenti per rispondere. Messi insieme farebbero un paper, ma sono morti entrambi. Io direi che qualcuno dovrebbe metterci una pezza: reinterpretare tutti gli scritti di Hayek dove gira intorno senza rispondere alla luce della semplice risposta che dà Mises.

    “I grandi del passato non possono essere discussi, sono bibbia”

    No no, Hayek si può discutere, ma solo se non lo si è letto. :-)

    “l’adverse selection non è preso in considerazione”

    C’è, incredibile dictu, un (solo) paper recente di QJAE che ne parla. Non dà molti dettagli ma almeno l’idea è arrivata. Sinceramente non ho ben chiaro neanch’io come una tale idea sarebbe utile, però esiste un piccolo precedente!

    “Lasciamo stare l’ausilio statistico-matematico che se ha dei limiti non deve venir cestinato anche per la parte utile (tabù appunto).”

    Ci sono 3-4 lavori in tutto: niente o quasi. Però qui non bisogna confondere la Scuola austriaca versione Mises Institute, che si rivolge ai blogger e quindi è accademicamente abbastanza superficiale, con alcuni austriaci più “accademici” (la GMU) che non commettono di questi errori metodologici… ma non si occupano di teoria del ciclo. Un mix dei due non esiste,al momento. Ci vorrebbe una terza Scuola austriaca contemporanea. :-)

  5. 5

    Leonardo, IHC Says

    “Hayek dà tutti gli strumenti per rispondere e non dà la risposta. Mises dà la risposta ma non dà gli strumenti per rispondere. …reinterpretare tutti gli scritti di Hayek ”

    dire e non dire non è una risposta; che la risposta sia ricavabile escatologicamente non è una risposta; rispondere senza la domanda non è teoria. Idealmente ho anche io la risposta, e l’ho data dicendo che il triangolo manca di una certa dimensione temporale, ma questo non è “scuola”, o almeno io mi rifiuto di considerarlo tale.

    Per il resto, un paio di paper in 200 anni non fanno “scuola”, sarai d’accordo.

  6. 6

    libertyfirst Says

    Ho fatto un post da me sull’argomento, è lungo e meglio non usarlo come commento.

    In ogni caso, il problema è che la teoria del ciclo non fa passi avanti da 60 anni. I paper che vale la pena leggere scritti dopo il 1950 saranno una ventina a dir tanto, più ovviamente quelli applicati (un’altra ventina a dir tanto) che prendono di mira un evento specifico e lo analizzano.

    Non so quanto sia il minimo per considerare viva una linea di ricerca, ma immagino che 10 paper buoni di cui 4 di teoria ogni anno sia una soglia minima, e direi che non è superata.

    La Scuola austriaca “accademica” (GMU) oggi di paper ne fa, a volte anche su AER, ma non si occupa di ciclo: si occupa di development, di istituzioni, di law&economics, di computational economics, di organization theory. Nulla che venga dal Mises, che fa del proselitismo via internet la sua missione, e non fa nulla di ricerca.

  7. 7

    Leonardo, IHC Says

    mettiamoci una pezza noi… con silvano… e con Atrabile

  8. 8

    libertyfirst Says

    c’è anche Dario (lo avrai visto l’anno scorso, ma lo incontrerai a Roma il i comunque) che si è già sorbito tutta la letteratura nota sull’argomento.

  9. 9

    Leonardo, IHC Says

    Commerzbank:”In January, the seasonally adjusted number of unemployed rose for the first time in six
    months ( 6,000)”
    appunto

  10. 10

    libertà Says

    Quello della riserva frazionaria è uno dei punti sui quali avevo tanti dubbi. Ormai personalmente risolti!
    Così, propongo delle domande: la scuola austriaca risolve o no il problema alla radice, affermando che la moneta e i tassi d’interesse devono essere lasciati al libero mercato? La libera EMISSIONE di moneta deve cioè essere lasciata ai privati in competizione tra loro? Il “costo del denaro” (tasso d’interesse) deve cioè essere lasciato alla libera contrattazione privata? Cosa ha dimostrato finora la storia? La moneta scelta dagli esseri umani in piena libertà non è sempre stata sonante? e di quale metallo? L’oro sul pianeta terra non offre magnificamente la “regola ferrea” (quantità difficilmente aumentabile) quasi perfetta? Nel sistema monetario nel quale gli esseri umani hanno capito che conviene scambiarsi solo moneta sonante, dov’è la possibilità di riserva frazionaria (magicamente non c’è più)?
    Conclusione.
    il punto vero allora è uno solo: se il libero mercato (di emissione di moneta e di tassi d’interesse) porta realmente al migliore sistema possibile o no.

  11. 11

    Leonardo, IHC Says

    Io direi che la teoria austriaca ha dimostrato a partire dal 1898 ad oggi che il mercato dei tassi deve essere libero; la spiegazione più semplice è che il tasso di interesse è il prezzo del tempo, quindi una sua distorsione impedisce l’efficiente allocazione delle risorse anche nel tempo (risparmi e consumi).

    Riguardo la libera emissione di moneta mi pare ci sia ancora molta confusione, se non altro perché buona parte dei teorici austriaci confondono il termine moneta con hard cash e trascurano il fenomeno del credito che non è hard cash ma è mezzo di pagamento comunque. In altre parole viene confuso il supporto fisico alla moneta con la sua circolazione e con i rapporti bilaterali di credito e debito.

    Diciamo che ci sono risposte sparse tra wicksell e hayek che portano (me) a pensare che ci debba essere solo una base ferma di hard cash lasciando la circolazione e il credito dispiegarsi. E’ un fatto che la maggior parte anche degli austriaci si soffermi sulla “creazione di moneta” guardando aggregati anche solo di poco più vasti (M1)se non fin troppo vasti (M3). Risolvere questo punto risolve anche la diatriba sulla riserva frazionaria (su cui anche io ho la mia personale soluzione che sto formalizzando).

  1. 1

    Dati Tedeschi e Business Cycle « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative

    […] Tratto da http://ideashaveconsequences.org […]

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