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Ciddiesse Ignudi (”Naked CDS”, for Friends)

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March 10th, 2010 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Correva l’anno 2010 quando l’Attica intera sotto il regno di Papandreu III, figlio di Papandreu II,  nipote di Papandreu I, membro della famiglia dei Pasok, ramo ellenico della più vasta genia dei socialisti d’Europa, si trovò coinvolta in una pesante crisi finanziaria.

Sulla stampa cominciò ad apparire con maggiore frequenza un nuovo e arcano acronimo colpevole di tutti i mali dei buoni governi

 

I Credit Default Swap sono contratti attraverso i quali una parte, pagando una somma x calcolata su di un nozionale y, acquisisce, in caso di "default event", il diritto di ricevere dalla controparte un valore prestabilito, solitamente il nozionale, a fronte della consegna dei titoli oggetto di default. Il relativo mercato, pur avendo raggiunto dimensioni ragguardevoli, è caratterizzato da molte opacità, scarsa trasparenza e ridotta standardizzazione. Caratteristiche, queste invece, riscontrabili diffusamente in mercati più "maturi" come ad esempio quello degli IRS. Recentemente il caso greco ha portato alla ribalta ed alla relativa demonizzazione i c.d. "Naked CDS", ovvero quei contratti in cui nessuna nelle due parti possiede il sottostante al momento della stipula. Bisogna premettere che, per alcuni aspetti, la vis polemica e l’approccio con cui viene affrontato l’argomento ricordano le polemiche insorte contro le vendite allo scoperto (vedi IHC). Ma al tempo stesso vi sono degli spunti indubbiamente nuovi in quanto principali "vittime" della acclamata speculazione finanziaria sono gli Stati sovrani che, molto keynesianeamente, sin dalla prima ora si sono operati per socializzare le perdite del sistema bancario. La polemica sui CDS interviene quindi in una fase successiva della crisi finanziaria. Mentre gli strali contro le vendite allo scoperto seguivano i ribassi di borsa, gli anatemi adesso vanno di pari passo con l’emergere delle difficoltà dei governi a rifinanziare i propri debiti. E ciò può già essere un indicatore di come siano fiscalmente deboli i "successi" dell’interventismo e come questo mini la stabilità dei conti pubblici (vedi anche M.Reinhart e S.Rogoff).

 

L’opinione del sottoscritto è che, come spesso ultimamente, la polemica si sviluppi attorno ai sintomi piuttosto che alle cause originarie. Certo, non è difficile ammettere che in un sistema a riserva frazionaria (I) con un prestatore di ultima istanza (II) che è al tempo stesso manipolatore al ribasso dei tassi di interesse (III) ed in assenza della minaccia del fallimento dovuta ai bail-out governativi (IV), la stabilità sistemica soffra e sia piuttosto riprovevole vedere le banche salvate prendere posizioni contrarie ai loro "benefattori", nonché ai tax payers che in buona sostanza stanno pagando i tentavi di ricapitalizzazione. Ma questo è dovuto al risultato della volontà politica di traslare sul settore pubblico perdite private, rafforzando ulteriormente la dose di moral hazard già presente, non alla malvagità intrinseca di contratti stipulati tra adulti consenzienti.

Se la natura assicurativa dei CDS è più evidente, il Naked CDS invece a prima vista assomiglia ad una pura scommessa contro l’emittente (anche se in realtà chi effettua questo tipo di transazioni non opera assolutamente con lo stesso spirito di chi gioca i numeri al lotto). In un articolo del Financial Times (“Time to outlaw naked credit default swaps”) Wolfgang Munchau sintetizza bene le ragioni dei favorevoli alla regolamentazione, financo al divieto, di questi derivati. Le argomentazioni però presentano molte falle. Vediamone alcune.

 

Naked CDSs are the instrument of choice for those who take large bets against European governments, most recently in Greece. Ben Bernanke, the chairman of the Federal Reserve, said last week that the Fed was investigating ‘a number of questions relating to Goldman Sachs and other companies in their derivatives arrangements with Greece’. Using CDSs to destabilise a government was ‘counter-productive’, he said. Unfortunately, it is legal.”

Munchau esordisce con un errore concettuale: confonde i currency swap posti in essere dal governo greco con Goldman Sachs per abbellire il bilancio con i Credit Default Swap: due tipologie di strumenti derivati completamente differenti. L’idea che i CDS debbano essere dichiarati illegali semplicemente sulla base del fatto che i governi dell’eurozona siano sotto attacco speculativo, oltre che da dimostrare, è un evidente non sequitur. Come nel caso delle vendite allo scoperto, anche le argomentazioni successive prendono una piega retorica.

 

A naked CDS purchase means that you take out insurance on bonds without actually owning them. It is a purely speculative gamble. There is not one social or economic benefit. Even hardened speculators agree on this point. Especially because naked CDSs constitute a large part of all CDS transactions, the case for banning them is about as a strong as that for banning bank robberies.”

E’ da notare il climax finale con cui I Naked CDS, che rimangono pur sempre un atto bilaterale libero e volontario tra due soggetti, vengono paragonati a delle rapine in banca. La argomentazione principale del bando dei Naked CDS poggerebbe sulla mancanza di benefici sociali ed economici e sulla loro natura intrinsecamente speculativa. Premesso che valutare la liceità di un comportamento sulla base dei suoi vantaggi economici e sociali, giudicati con l’occhio di Herr Wolfgang o di chiunque altro, porta inevitabilmente su di un terreno pericoloso, è d’uopo sottolineare che nel complesso dell’articolo la disamina dei Credit Default Swap risulta piuttosto grossolana. In particolare Munchau non si sofferma a descrivere i costi che un Naked CDS implica e si limita a presentarli come una sorta di giochetto win–win, ad opera dei soliti speculatori, destabilizzatori dei governi popolari. Il contraente che opera allo scoperto deve innanzitutto pagare un premio annuale calcolato in basis point sul nozionale, il che implica in caso di miglioramento della solvibilità dell’emittente, una perdita pura, semplice e consistente. In secondo luogo, il contraente, per poter incassare il nozionale in caso di default deve consegnarlo alla controparte entro tempi e modi prestabiliti e questo significa necessariamente procedere a riacquistare i titoli sul mercato secondario entro breve tempo dal default event. Ne consegue che l’unico guadagno “speculativo” possibile si verifica quando si prende posizione contro emittenti che beneficiano di un premio al rischio relativamente basso e che si rivelerà in seguito essere stato mal prezzato dagli operatori. In questo senso il mercato dei CDS, meglio se ancor più trasparente ed efficiente, ha una forte valenza informativa. Ancora Munchau:

 

Economically, CDSs are insurance for the simple reason that they insure the buyer against the default of an underlying security. A universally accepted aspect of insurance regulation is that you can only insure what you actually own. Insurance is not meant as a gamble, but an instrument to allow the buyer to reduce incalculable risks. Not even the most libertarian extremist would accept that you could take out insurance on your neighbour’s house or the life of your boss.”

Il ragionamento è in buona sostanza il seguente: siccome I CDS sono nati come contratti dalle finalità assicurative è necessario regolarli come contratti assicurativi ed è quindi illegittimo valutare la questione in termini diversi. Il che è come dire: poiché il motore a scoppio nasce per essere collocato sulle imbarcazioni, ogni altro utilizzo dello stesso reso possibile dall’invenzione della frizione, è pericoloso e contro la natura del motore stesso. L’industria assicurativa opera nel senso descritto da Munchau (e nemmeno sempre) perché deve fronteggiare asimmetrie informative e disincentivare i contraenti a modificare i loro comportamenti in seguito alla stipula dei contratti di assicurazione. Ciò non implica che anche i CDS debbano essere considerati dei contratti tipicamente assicurativi e regolamentati come questi. Munchau, inoltre, non concepisce neanche l’idea che qualsiasi soggetto che abbia rilevanti interessi finanziari e economici (crediti, profitti da rimpatriare, etc.) possa decidere di fronteggiare il rischio-Paese in maniera atipica tramite Naked CDS.

 

In un mercato in cui Deutsche Bank, uno dei principali market maker dei titoli del Governo greco, afferma di non voler sottoscrivere ulteriori emissioni e dove i politici europei esercitano forti pressioni verso gli istituti nazionali affinché evitino il fallimento delle aste greche sul primario è difficile negare l’utilità dei CDS a mantenere la situazione più favorevole all’assunzione di rischi rilevanti (cfr. sempre sul Financial Times). Un divieto ope legis dei CDS naked finirebbe per rendere ancor più difficoltoso l’approvvigionamento dei fondi da parte di varie categorie di debitori a rischio.

 

In ogni caso, qui su IHC, attendiamo fiduciosi l’intervento di qualche notabile columnist del FT o del WSJ che ci illumini sulle conseguenze non intenzionali delle politiche fiscali e monetarie degli ultimi lustri.

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9 Responses to “Ciddiesse Ignudi ("Naked CDS", for Friends)”

  1. 1

    Matteo Says

    Ma è vero che AIG è dietro in qualche modo anche ai cds greci?

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Boh, l’ho sentito anche io
    e se fosse?

  3. 3

    Matteo Says

    A suo tempo i cds sui subprime non li prezzarono tanto bene. Oggi essendo di Obama, e considerando vere le voci che girano, in caso di default sarebbe quest’ultimo a dover aprire il portafoglio (e questo, fino a quando qualcuno non gli ruba la stampante (o finisce l’inchiostro), gli riesce piuttosto bene).

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    Il che è un motivo in più per cui la Grecia non andrà in default, non credi?

  5. 5

    libertyfirst Says

    Gran bel post.

  6. 6

    silvano Says

    Per un ulteriore approfondimento degli aspetti finanziari dei CDSs segnalo, di Mario Seminerio un ottimo intervento:

    http://www.chicago-blog.it/2010/03/09/ma-la-colpa-non-e-dei-cds/

    Ammetto di aver scartato la lettura di interventi di autori nostrani sull’argomento sulla base del pregiudizio che in questo paese ad alto tasso di socialismo reale non sarei riuscito a trovare in tempo utile su un hot topic niente di più che qualche traduzione sbiadita di argomenti proposti dalla stampa estera se non a patto di estenuanti ricerche in blog o siti semiclandestini.

  1. 1

    CDS: Confondere Distrarre Sviare at Ideas Have Consequences

    […] L’argomento è stato affrontato ottimamente anche dal nostro Silvano, con tanto di critica all’informazione ufficiale, dallo stesso poi richiamata in commento al pezzo di Seminero. […]

  2. 2

    CDS naked - Pagina 2 - I Forum di Investireoggi

    […] Originalmente inviato da zerocoupon Il problema sta proprio nel fatto che i CDS, non essendo quotati in un mercato regolamentato, sono frutto di speculazione allo stato brado. C’è il sospetto, del tutto fondato, che siano creati "alla carta" ed il naked è una certezza. Gli scambi sono fatti al telefono in un forsennato buy and sell e chi rimarrà con il cerino acceso in mano non è dato di sapere. CDS: Confondere Distrarre Sviare March 17th, 2010 by Leonardo di Leonardo, IHC Mi innesto nel filone di discussione già partecipato da fonti ben più autorevoli: i CDS. L’argomento è stato affrontato da Seminero e Giannino utilizzando anche (il primo) riferimenti molto tecnici alle tecniche di copertura; tale approccio evidenzia che un politico qualunque difficilmente potrà capire di cosa sta parlando, e che la stampa più comune non è in grado di esporre adeguatamente il problema, ergo all’uomo della strada non può arrivare un’informazione completa e diviene manipolabile. L’argomento è stato affrontato ottimamente anche dal nostro Silvano, con tanto di critica all’informazione ufficiale, dallo stesso poi richiamata in commento al pezzo di Seminero. Marco Onado sul Sole24Ore, dopo aver sparato ad effetto che il volume dei CDS è passato da $ 630 miliardi a $ 36mila miliardi, ammette che i CDS sui titoli greci ammontano a circa il 3% del relativo debito sovrano, quindi molto poco; l’andamento dei CDS è stato semplicemente una spia del deterioramento (percepito) delle finanze greche. Nonostante questo Onado ci dice che i CDS, in specie quelli Naked, sono stati un amplificatore della crisi. È già interessante questo: i CDS non creano più le crisi, le amplificano, ma invece di andare a cercare le vere cause della crisi ci si ferma prima e si demonizza la prima cosa oscura che si trova. È informazione? E quale è il meccanismo dell’amplificazione? I Naked CDS avrebbero permesso di aumentare il volume delle esposizioni rispetto all’ammontare di titoli (greci nel caso) e nessuno sa quanti CDS un certo ente ha venduto e quindi neppure la sostenibilità dell’impegno al verificarsi del default dell’oggetto di protezione. Ne segue la necessità di un mercato ufficiale con tanto di cassa di compensazione e margini vari per dare trasparenza al segmento. I CDS sono come l’assicurazione sui mutui, sulla casa, sull’auto, sulla barca, sul gatto… Aver la possibilità di risarcimento in caso di danno stimola a prendere una certa posizione; certe posizioni non si prendono se non si risolvono certi rischi. Un Paese va in deficit; il deficit deve venir coperto con titoli di Stato; il mercato non compra i titoli, almeno non a certi tassi dato il rischio di default del Paese. Se c’è a disposizione un titolo CDS che mi copre il rischio di default, allora il mercato lo combina con il titolo di Stato, così il rendimento totale dell’operazione sarà minore di quello del titolo di Stato (il CDS ha un costo), ma il rischio verrà risolto, e il Paese avrà trovato come finanziarsi. Questo è un semplice schema di hedging, copertura di un rischio. Si può poi valutare se il costo della copertura, la riduzione di rendimento sull’intera operazione, vale la riduzione di rischio e quindi regge il confronto con altri titoli di per sé meno rischiosi (veloce traduzione dell’articolo di Seminero); questo si chiama “arbitraggio”, ed è come il prezzo del CDS si allinea alle condizioni dei titoli. Perché il prezzo del CDS possa velocemente adattarsi alla percezione di default del mercato ed alle caratteristiche delle emissioni, occorre che i titoli possano venir continuamente scambiati formandosi così i dovuti prezzi; essendo parte dei CDS “immobilizzati” in hedging, devono essercene altri (Naked) da scambiare per formare prezzi di mercato, quindi tirare un parallelo tra nozionale e sottostante non ha molto senso (nel caso della Grecia comunque siamo a solo un 3% del debito, quindi è un falso problema). Qui arrivano gli speculatori: due parti si passano i titoli anche senza ragioni di hedging “speculando”, cioè scommettendo l’una che il prezzo sia troppo alto e l’altra che il prezzo sia troppo basso. Uno solo avrà ragione, quindi per rapida deduzione uno perderà e uno guadagnerà “azzeccando” il prezzo più vicino al valore effettivo del default. Mi spiegate perché il fatto che sul mercato resti chi individua il “corretto” prezzo del CDS, segnalando la percezione del default di un titolo, significa “amplificare” la crisi? Se rivelare una condizione di difficoltà è creare una crisi allora dovremmo “tacere” su tutto alla faccia della trasparenza. L’ottimismo è il profumo della vita! Ma sì, eliminiamo i CDS, i bilanci delle banche, degli Stati… diciamo che tutto va bene e la crisi sparirà da sola! Roba da psiconani… Intermezzo. Qualcuno ha sollevato il problema che un Naked CDS sia come assicurarsi sulla casa del vicino, o sulla vita stessa del vicino. A parte quanto ricordato magistralmente da Silvano, segnalo che è possibile assicurarsi sulla vita di un terzo: è un contratto di assicurazione possibile previa autorizzazione (con annesso gesto scaramantico) da parte della persona oggetto dell’assicurazione. Se i CDS fossero una assicurazione e non un titolo mancherebbe (forse) una esplicita approvazione ed esempio del Governo greco; considerando che senza CDS il mercato dei titoli di Stato greci sarebbe più arido, costringendo il Governo greco a pagare tassi ben più alti, voglio proprio vedere Papandreou revocare “per scritto” la propria autorizzazione… In ogni caso basta con queste forzate analogie! Infine, come dice Silvano, esistono altri mercati OTC come quello degli IRS; anche qui manca una standardizzazione legale (benché gli accordi ISDA risolvano praticamente il problema), anche qui manca una cassa di compensazione, e una piattaforma di scambio e quotazione ufficiale (però tra Bloomberg, Reuters, e “speculatori” che lavorano su entrambi si hanno in realtà riferimenti sufficientemente rappresentativi), ed anche qui si fanno “scommesse” tra tassi fissi e variabili senza che sia richiesta prova di hedging. Analogamente a quanto sostenuto da Onado (e altri), si dovrebbe accusare la speculazione di distorcere il rapporto tra tassi fissi e variabili causando segnali che possono guidare una crisi sui tassi. Questo non accade, perché dovrebbe accadere solo sui CDS? Forse semplicemente non vale nemmeno per i CDS. Anche nel mercato IRS c’è il rischio di creare derivati per rischi potenziali in misura ben superiore al proprio patrimonio, ma l’IRS non ha il fascino del CDS. Effettivamente non è una pratica “sana” quella di creare “assicurazioni” in misura “enorme” perché un classico “cigno nero” di Taleb può comportare da parte “dell’assicuratore” più esborsi di quelli che può sostenere e quindi il fallimento suo e, probabilmente, degli assicurati. Siccome non ritengo gli operatori del mercato “ebeti”, ci deve essere un motivo per cui finora non è interessato questo “rischio di controparte”, ad esempio la consapevolezza dei bail-out. Io non mi spiego altrimenti come una finanziaria possa acquistare un CDS (o altro derivato) non curandosi dell’esposizione della controparte. In realtà nella mia breve esperienza sui derivati posso dire che una qualche valutazione del rischio di controparte esiste sia da parte del venditore che dell’acquirente (magari svolta velocemente controllando il rating… e non ridete!), e se questo vale per un IRS non vedo come non valga per un CDS. Per lo più chi “monitora” è colui che ha al momento una posizione “creditoria”, perché il “debitore” in fondo ha interesse che il “creditore” fallisca sciogliendosi così l’accordo, e questa asimmetria può spiegare perché fino a un certo punto nessuno si è curato molto dell’esposizione di Goldman Sachs o AIG. Ma un mercato ufficiale risolverebbe il problema? Basterebbe l’obbligo di fornire informazioni sulle emissioni in derivati insieme alla Relazione Trimestrale (e dubito che l’informazione non sia già disponibile) in forza di uno standard contabile internazionale, e per far questo non serve un mercato ufficiale. Tra l’altro la presenza di un mercato ufficiale non garantisce né contro frodi né contro sospetti di manipolazioni (ma seguite le vicende della Borsa o no?). Tornando al problema originario, la sfiducia deriva dall’indisciplina fiscale, e questa non discende dalla possibilità di altri di coprirsi da un rischio nell’acquisto di un titolo di Stato, ma dall’immunità politica (tramite il voto) di chi crea il debito pubblico, dall’indisciplina fiscale di alcune realtà politiche clientelari, e da stimoli e aiuti della politica monetaria che annullano i riferimenti di disponibilità e costo del capitale incentivando invece l’attualizzazione della spesa (citando Silvano, “qui su IHC, attendiamo fiduciosi l’intervento di qualche notabile columnist del FT o del WSJ che ci illumini sulle conseguenze non intenzionali delle politiche fiscali e monetarie degli ultimi lustri”). Senza indisciplina fiscale non c’è CDS che tenga, basta nascondersi dietro pezzi di carta! CDS: Confondere Distrarre Sviare at Ideas Have Consequences […]

  3. 3

    CDS: Credit-Default-Swaps o Cosa-Dobbiamo-Sentire? at Ideas Have Consequences

    […] Dei CDS il vostro affezionatissimo e il capace Silvano hanno scritto varie volte. La prima volta riguardo la montante polemica sui “CDS nudi”, la seconda volta ragionando del rapporto tra CDS e indisciplina fiscale rispetto alle vere dimensioni della speculazione, la terza volta per “rivelare” a Bini-Smaghi che un CDS non è sostanzialmente diverso da un Future sui BTP – e tralasciamo i casi in cui li abbiamo chiamati in causa “incidentalmente”. C’è bisogno di parlare ancora di come il senso comune – ignorante – stia mal-comprendendo l’argomento? […]

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