Archive for the 'Economia' Category

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di Silvano, IHC
La spiegazione della crisi dei debiti sovrani dell’eurozona è dominata da due diverse narrazioni: la prima (“austera”) si focalizza sui deficit di bilancio dei paesi periferici dell’area euro mentre la seconda (“idraulica”) si basa sulla dinamica della bilancia commerciale in deficit nei PIIGS cui fa da contrappasso il forte surplus tedesco e dei paesi dell’area core. Sotto molti punti di vista sono le prescrizioni di policy a polarizzare questa contrapposizione e non una reale necessità analitica che, a prescindere dai giudizi di valore, deve tenere conto di entrambe. Da questo punto di vista anche un approccio eccessivamente eurocentrico è limitato: la crisi dei debiti sovrani va inserita all’interno della scia degli eventi prodotti dalla Grande Crisi Finanziaria del 2008 la quale, seppur con varianti locali, è e rimane un evento di carattere globale.
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di Biagio Muscatello, Università di Siena
Le teorie su morale, diritto, economia, politica, studiano fenomeni di natura diversa, sulla base di ipotesi specifiche; tutte, però, tendono a spiegare la complessità del reale, che è il risultato di molti ordini di motivazioni, ritenute concause dell’agire. Perciò, filosofi come Hume, Smith, J. S. Mill e Menger parlano di discipline morali e sociali.
La contrapposizione marxiana tra lavoro e capitale, tra forze («sociali») e rapporti («privati») di produzione, e la contraddizione dialettica fra struttura economica («determinante in ultima istanza») e sovrastruttura ideologica, sono un modo semplicistico di spiegare la storia. Hanno avuto, però, un successo enorme; anche perché il loro semplicismo è stato piegato a ogni tipo di lettura.
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di Leonardo, IHC
Lo Stato, inteso come “apparato” cioè insieme di enti con competenza o territoriale o settoriale, ha un problema di conciliazione tra entrate e uscite. Questo vale un po’ in tutto il mondo, ma in particolare nel “mondo occidentale” in cui spicca l’Italia. Lo sanno anche i sassi.
In una nota trasmissione televisiva, incalzato da domande di un giornalista riguardo la dubbia capacità degli enti locali – nel caso i Comuni – di gestire l’equilibrio tra entrate e uscite, un Sindaco è uscito con una considerazione fulminante: un Comune (e lo Stato in generale) non è un’azienda. L’azienda ha una produzione (ad esempio bulloni), la vende, e registra un fatturato con cui copre (si spera) i costi della produzione; l’ente territoriale non ha un fatturato, non vende qualcosa per un prezzo, e quindi ha necessariamente difficoltà a far tornare i conti. La considerazione è fortemente contestualizzata alla realtà italiana dove la pressione fiscale non ha più spazi di incremento, però quel “non è un’azienda – l’azienda fattura” mi è rimbombato per giorni in testa.
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This article is an updated translation of “Pecunia Non Olet II: il Mondo in Giallo” previously posted in Italian .
by Leonardo, IHC
I think you all know of the intentions to increase the fire-power of ESFS (from € 400 bln € 1.000 bln); for this to be funded, authorities are going to beg money from emerging countries, the BRICS, especially China. Had we to get so far? Yes we had: more than a year ago IHC was disserting about this (see “Penunia Non Olet”), and pointing out that (whole) Europe cannot reform itself, so it shall beg money from where they are i.e. China (the same occurred for the USA). It is of course remarkable that we have passed from helping the most peripheral in the peripherals – Greece – to the less peripheral Spain, to the whole EMU. What then? Is this a prelude to something even wider?
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di Leonardo, IHC
Torno sull’argomento rating, per ragionare velocemente sul rapporto tra questo e i tassi di rendimento dei titoli “ratati”. È chiaro – chiarissimo – che peggiore è il rating e maggiori i tassi, in quanto di per sé maggiore è la percezione del rischio maggiori devono essere gli interessi riconosciuti per invogliare l’acquisto del titolo. Però l’effetto non è solo sul titolo colpito dalla variazione del rating ma riverbera su tutto il posizionamento del mercato e di riflesso su tutti i rendimenti. Calcolare questo effetto è molto problematico, se non altro perché non è detto che tutto il mercato si muova dietro al rating, ed esistono poi alcune “soglie” di rating che hanno più o meno significato: effettivamente passare (nella scala di S&P’s) da AAA ad AAA- non è tutto questo problema, perdere la AAA ha invece molto significato, passare da AA ad A parimenti non è un grosso dramma, mentre forse lo è il passare da A a BBB e sicuramente lo è scendere sotto BBB (cioè diventare “titolo speculativo”). A questo si aggiunge che la stessa propensione al rischio può variare. Quantificare poi la “problematicità” percepita per ognuno di questi casi è comunque impossibile in pratica.
Ho provato però a fare dei semplicissimi calcoli per un mondo semplificato con tre rating cui corrisponde una relativa segmentazione della domanda, e poi a giocare a “declassare” qualche titolo.
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Questo articolo ci è stato sottoposto da un lettore di IHC, Ferdinando Prevete. IHC è felice dell’impegno di Ferdinando e del coraggio di volersi esporre pur non essendo un “tecnico” in materia. Sottolineiamo che l’eventuale ricorrenza di argomenti recentissimamente trattati su IHC è casuale (il pezzo è di qualche giorno fa, contemporaneo all’ultimo articolo di Leonardo sulle agenzie di rating). L’importante è far funzionare i neuroni, ed esporsi con domande o pensieri articolati a critiche e osservazioni di tutti è una bella occasione per farlo.
di Ferdinando Prevete
Sentivo in maniera impellente la necessità di scrivere queste poche righe su uno dei tanti argomenti, che oggi stanno condizionando l’economia globale; e particolarmente l’economia dell’area Euro.
Ciò anche in virtù della scarsità di approfondimento dei temi economici un tantino più “Alti”, propria del “quinto potere” massmediatico, che cosi implacabilmente cloroformizza il cittadino medio, il quale, presumibilmente arrabbiato ed impaurito, per la continua perdita di acquisto del proprio stipendio, e per il continuo ed inesorabile degradamento delle proprie condizioni sociali, inveisce contro il politico di turno, evitando di porsi le domande più utili e interessanti.
Sono quindi dell’idea, come molti peraltro, che sia necessario, portare a conoscenza, ovvero al “livello di coscienza” del cittadino medio, quali siano i veri scenari, e le logistiche che stanno portando l’economia mondiale, e noi con lei, verso questi nuovi, e “sinistri” approdi.
Ma veniamo alla prima domanda:
-Chi sono i controllori?
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This article is an English version of the previous “Monetizziamo il Debito Pubblico, in Fondo che ci Costa?” posted in Italian .
by Leonardo, IHC
How can we rapidly fix the stressed state of Italian (or another country’s) public debt? Monti, current Italian Prime Minister, has made first a step by rising the tax rate; somebody (especially ignorant simpletons on the street and politicians looking for a herd to make their followers) asks for “debt repudiation” without the least idea of the implied disaster; others talk about debt monetisation, for letting the ECB print new money to buy (in an American fashion) the debt piece by piece when it has to be rolled over. The last idea is really appealing, as – all in all – “nothing gets taken away from anyone” and, at worst, just “a little” inflation (rising prices) would occur; what harm can it make?
So, let’s talk about this for the Italian case (I let others translate it into other countries’ situations).
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di Leonardo, IHC
Leggendo il titolo di questo pezzo, sono sicuro che tutti avrete pensato a una critica rivolta a Standard&Poor’s per l’aver tagliato i rating di Italia, Francia, Austria ecc… In tal caso resterete delusi.
Stare a disquisire sulla correttezza di un paio di notch (i gradini minimi dei rating) in più o in meno mi pare per lo più un esercizio di retorica: se siamo nella cacca, non significa granché distinguere tra cacca+ e cacca-; di sicuro non serviva l’ennesimo warning ritardatario di una agenzia di rating per aver coscienza della situazione.
Forse a questo giro S&P’s ha preso un po’ in giro l’Europa. Forse, ma nemmeno più di tanto. Chi ci sta prendendo in giro è invece, secondo me, il Governatore Centrale Draghi.
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di Silvano, IHC
Generalmente i ribassi dei mercati sono accompagnati da veementi polemiche sull’utilizzo di strumenti finanziari speculativi. Più in generale, se nei periodi di euforia il partito trasversale dei rialzisti è vasto, composito e pronto a spiegarci perché “this time is different”, nei momenti di panico è invece il livore ad impennarsi e rivolgersi come da copione verso il club dei ribassisti.
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This article was previously posted in Italian as “Moneta Deficit & Fantasia”.
by Leonardo, IHC
From time to time, I almost casually check what SSRN.com publishes. The good of this site is that downloading paper is usually free; moreover, the absence of revisers (i.e. blinkered keepers of the truth) allows for both interesting, heterodox insights and (sigh!) mere bullshits to diffuse.
During my overlooking, I have found “The European monetary crisis explained”, a title which sounded very pretentious, of the come-to-daddy-I-will-teach-you-how-the-world-runs” kind, and containing a basic mistake: “European monetary crisis” – who follows IHC well knows that the problems of Europe are absolutely “fundamental”, rooted in its welfare State, and shared with the USA. My curiosity has anyway won, so I read the paper.
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