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di Leonardo, IHC
Questa mi mancava. C’è qualcuno che sta dividendo le Banche Centrali tra “Monetariste” e “Keynesiane”, come Masciandaro sul Sole24Ore del 22/01/09. Le prime sarebbero enti indipendenti con l’unico obiettivo di controllo dell’inflazione; le seconde sarebbero quelle che perseguono più obiettivi anche contrastanti (controllo dell’inflazione e obiettivi di crescita dell’economia) e si occupano anche della vigilanza dei mercati. Da una posizione di superiorità keynesiana negli anni settanta (50% di Banche Centrali keynesiane, 15% monetariste, il resto “cacciucco”) si è ora al vantaggio monetarista (30% contro il 20% keynesiano, e tanto “cacciucco”). Il fine dell’articolo sarebbe lodevole, difendere l’indipendenza delle Banche Centrali, ma questo accademismo è sbagliato e fuorviante.
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di Leonardo, IHC
Premetto che secondo me Obama è semplicemente in crisi di consenso e per risollevarsi, in vista delle elezioni di metà mandato che lo metteranno quasi sicuramente in minoranza rispetto al Congresso, le sta sparando grosse così che siano facilmente comprensibili dal vulgo.
L’ultima sparata è quel progetto (ma andrà avanti davvero?) di ri-separazione delle attività commercial e investment delle banche private, con a corollario una sequela di fuffa demagogica sul contenimento delle dimensioni delle banche.
Il suo discorso del 21/01/10 è infatti, pur nella brevità, pieno di enormità.
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di Silvano, IHC
Proseguendo nella disamina delle operazioni condotte da parte dell’ECB nel 2008 meritano un approfondimento – per motivazioni in parte differenti - i currency swap condotti con le Banche Centrali di Danimarca ed Ungheria. Vediamo il primo.
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di Leonardo, IHC
Su questo sito richiamo spesso la teoria austriaca del ciclo economico. Ritengo che nel complesso questa teoria abbia la struttura logica più robusta sulla piazza. Esistono certamente alcune più o meno evidenti debolezze (alcuni punti di svolta del ciclo non sono adeguatamente spiegati ed alcuni argomenti vengono trattati come tabù), ma ritengo che ciò che è in piedi sia per lo meno da non trascurare, se non da approfondire per eliminare qualsiasi incertezza. Ammetto che considerare le varie debolezze come sicurezze risolvibili con una opportuna ricerca abbia più del fideistico che del razional-logico, ma la coerenza e la potenza di quanto può considerarsi assodato mi fa ben sperare, e soprattutto mi fa dubitare che le teorie alternative siano veramente utili.
Ogni tanto poi trovo alcuni dati che sembrano deporre a favore delle mie idee e cozzare contro il senso comune. È il caso dei dati macroeconomici tedeschi diffusi il 13 u.s.
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di Leonardo, IHC
Ultimamente ho commentato le uscite dei Nobel Krugman e Stiglitz riguardo le cause dell’attuale crisi, e quindi nel merito dei modi per uscirne. Riassumendo molto, occorre tornare al protezionismo e regolare i mercati che da soli finiscono negli eccessi. Leggendo le stesse parole dei due geni menzionati però si trovano contraddizioni che riguardano la guida politica delle scelte del mercato e la ricostruzione storica e prospettica dei rapporti monetari tra USA e Cina.
Per fortuna esistono altre opinioni. La cosa molto curiosa e che una risposta ai due teorici dell’economia viene da Johan Norberg, uno storico delle idee del Cato Institute. Uno storico normalmente ha un approccio che non condivido, facendo discendere nessi causa-effetto da una successione storica dei fatti che può facilmente essere fuorviante per la complessità dei problemi e l’incompletezza dei dati. Questo storico invece sottende anche della teoria per giustificare i rapporti individuati su base storica, il che rende la sua visione a mio giudizio più affidabile (inoltre è più vicino alle mie idee, e questo chiaramente è un bias irresistibile).
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di Leonardo, IHC
L’aver avuto una grande intuizione non rende immuni da futuri svarioni. Il non aver concluso niente non implica che non si riesca un giorno a dirne una giusta. In altre parole la credibilità di un idea non dovrebbe esser necessariamente legata a chi la propone, chiaramente assodata la competenza di quest’ultimo. Personalmente mi pare che Paul Krugman (Pipy per gli amici) abbia preso un Nobel per l’aver dimostrato di non aver concluso niente sulla teoria dei tassi di cambio ma averlo detto con molto stile; un po’ prima Joseph Stiglitz (Josy per gli amici) ha preso il Nobel per delle belle intuizioni sulle asimmetrie informative (intuizioni che io considero ancora erroneamente inutilizzate all’interno di una teoria del ciclo economico, come già esposto). Tutti e due adesso, forti della considerazione mondiale, si permettono di spararle veramente grosse, come riportato sul Sole24Ore tra il 3 e il 4 gennaio scorsi.
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di Leonardo, IHC
Ideashaveconsequences.org dà il ben-ritrovati e i migliori auguri per il 2010 a tutti i suoi gentilissimi e civilissimi lettori e commentatori, che siano o meno d’accordo con le idee degli autori. Continuiamo ad esprimerci e confrontarci, continuiamo tutti a lavorare le nostre idee, perché le idee hanno conseguenze.
Chi ha avuto la bontà di seguire questo sito dalla nascita, o almeno dall’inizio dell’attuale “gestione” nel 2007, ha assistito ad una certa evoluzione. Concentrandosi le tematiche sul piano economico, ha cercato di rendere le trattazioni quanto più possibile oggettive (pur conscio dell’impossibilità di essere obiettivo), per poter capire “cosa accade”, “perché accade”, e “cosa accadrebbe se”. Poco alla volta il sito ha cercato di liberarsi da visuali che partano da un “vorrei che”o “mi piacerebbe che”, spostando giudizi di valore e preferenze a valle della discussione. Come detto altre volte, il sito cerca di trattare “fatti economici” e non “valori etici”, meccaniche e non intenzioni. In questo ordine di idee restano comunque delle posizione di valore (libertà in primis, e proprietà in subordine), che però non mirano a dettare fini in modo positivo (o im-positivo) sull’azione economica e umana, come invece si verifica nel caso dell’onda “moralizzatrice” di chi vuol dare contenuto e movente etici all’economia, subordinando i “fatti” ai “valori”. Dopo lo sforzo, ancora incompleto, di “pulire” la discussione economica da distrazioni e inquinamenti valoriali, il vostro affezionatissimo vuole iniziare il 2010 introducendo una diversa e provocatoria prospettiva: ribaltare il senso comune di un’etica nell’economia e mostrare l’economia in ciò che viene qualificato come etica e morale.
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di Leonardo, IHC
”Trichet: già toccato il fondo”. Questo titolo era sul Sole24Ore… del 7 settembre… del 2008! L’ottimismo del Governatore del BCE riguardo la recessione (c’è ancora qualcuno che la chiama crisi sub-prime!) si dimostrato appena appena fuori luogo: al tempo ci si attendeva un 2009 ancora positivo (un +0,5% circa), adesso invece è già molto pensare di non arrivare ad un -4%. Nel frattempo la politica monetaria si è mossa con molta “generosità” fornendo garanzie e liquidità senza limitazioni. Ma l’attività della BCE si misura anche con la politica dei tassi, che ha visto il tasso di riferimento principale, il Refi, scendere dal 4,25% all’1% in meno di tre trimestri. Da maggio 2009 il Refi è inchiodato all’1%, e si sono succedute tre aste per circa € 600 miliardi complessivi in finanziamenti alle banche private all’1% fisso con scadenza un anno. Intanto altre Banche Centrali alzano i tassi…
Visto cosa è successo in un anno, cosa c’è da aspettarsi tra un ulteriore anno?
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Nel corso del 2008 e del 2009 le politiche di quantitative easing messe in atto dalle Banche Centrali per rispondere alla crisi ancora in corso e salvare le istituzioni finanziarie e monetarie hanno comportato una violenta espansione della size dei rispettivi bilanci. Come conseguenza si è avuto un incremento dell’attenzione sulla composizione e sull’andamento delle attività e delle passività detenute dalle Banche Centrali e sulle operazioni poste in essere dalle stesse. L’obiettivo è quello di ripercorrere il cammino seguito dall’ECB nel corso del 2008 e di vedere come e perché, nel giro di 12 mesi, la situazione patrimoniale dell’istituto è passata da poco più di 126bn di euro a quasi 384bn di euro e quali implicazioni vi sono state per l’Eurosistema nel suo complesso.
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di Leonardo, IHC
In passato ho toccato il tema della politica agricola mondiale. Gli ultimi richiami erano legati alle risoluzioni dell’ultimo G-8, quei 20 miliardi di dollari in tre anni da investire direttamente in sementi e attrezzature per consentire lo sviluppo di una propria agricoltura in Africa, ed alle successive dichiarazioni del ministro Frattini, un invito a “mobilitare attori e risorse, sia in Africa che a livello internazionale, per favorirne le sinergie, includendo governi, istituzioni locali, settore privato, Ong, università”. Le mie perplessità su questa presunta “svolta” della politica agricola mondiale derivavano dalle posizioni di alcuni economisti, in particolare Dambisa Moyo, che argomentano contro le “politiche di aiuto” per l’Africa, e dalla “stranezza” che io rilevo sul fatto che siano proprio coloro che si proteggono dalla concorrenza africana attraverso la Politica Agricola Comunitaria (PAC) a proporre e promuovere questa “svolta”. Inoltre già il Doha Round di metà 2008 aveva mostrato, nella mia interpretazione, la palese volontà di proteggere gli “orticelli occidentali” dalla concorrenza asiatica e africana.
Adesso ho un altro tassello che, ritengo, possa dare una chiave interpretativa unitaria a tutto questo: biofuel made in Africa.
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